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  • Venezia 75 — Sulla mia pelle

    Diretto da Alessio Cremonini

    Data di uscita: 12-09-2018

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La sezione Orizzonti di Venezia 75 si apre con un film, “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, di cui tutti conosciamo il doloroso finale. Un finale scritto sul corpo martoriato di Stefano Cucchi, morto in carcere il 22 ottobre 2009, durante la custodia cautelare. Sono i segni sulla sua pelle – gli stessi che abbiamo visto nelle foto che lo ritraggono morto sul lettino – a raccontare questa storia taciuta e negata, perché Stefano non ha più voce per farlo. 

Così, anche Cremonini sceglie di far parlare quei segni, mantenendo la violenza fisica fuori campo in un racconto molto classico, rigoroso e asciutto, in cui il regista sembra rendersi invisibile, e che trae la sua forza dalla drammaticità della storia stessa. Dall’urgenza. Perché, come dichiarato da Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma, «non è accettabile, da un punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia non per cause naturali mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello stato». 

Come sappiamo, a nove anni dalla tragedia, le responsabilità della morte di Stefano Cucchi non sono ancora state accertate e la sorella Ilaria (qui interpretata da una Jasmine Trinca perfettamente calata nella parte) si batte tutt’oggi non solo per far uscire la verità sulle violenze di cui è stato vittima il fratello, ma anche per far emergere altri casi analoghi. Perché quello di Cucchi è il 148esimo decesso in carcere di quell’anno e non certo l’ultimo.

Ma cosa è successo il 15 ottobre 2009, il giorno del suo arresto da parte dei Carabinieri per possesso di droga? Alessio Cremonini e la sua co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan hanno cercato di ricostruire quei sette giorni di agonia a partire dai fatti, evitando la facile retorica, restituendo un ritratto di Stefano umano e sincero. Quello di uomo che sembra ancora un ragazzo, ex tossicodipendente, che nella vita sembra aver sbagliato molto, ma che, in qualche modo, non ha mai smesso di provare a cambiare. Una persona, soprattutto, che ha perso ogni fiducia nelle istituzioni, che lo hanno lasciato solo, e non solo in quei sette giorni prima della morte. 

Il merito va in gran parte allo straordinario lavoro fatto da Alessandro Borghi per diventare, di fatto, Stefano. Non è solo la trasformazione fisica dell’attore a colpire, ma soprattutto la cura nel riprodurre quel particolare timbro vocale, impastato e sofferente, ben noto alle cronache, senza mai perdersi nella semplice imitazione. Borghi sembra dare davvero tutto se stesso, fisicamente, artisticamente ed emotivamente, in quella che probabilmente potrebbe, ad oggi, essere considerata la sua miglior interpretazione. Accompagna lo spettatore in questo pantano di brutalità istituzionalizzata che disumanizza gli individui fino al punto di non ritorno, in cui non c’è redenzione, recupero, via d’uscita.

Si fa quasi fatica a respirare per tutti i durissimi 100 minuti di “Sulla mia pelle”. Quello che rimane è lo sgomento, il senso di impotenza e una rabbia insopportabile. Da quella rabbia, forse, si può partire per fare giustizia.

“Sulla mia pelle”, originale Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma streaming dal 12 settembre.

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