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Atom Egoyan torna in concorso a Venezia 76, dopo “Remember”, con “Guest of Honour”,  opera che potremmo definire un thriller emozionale

Questa volta, il regista armeno naturalizzato canadese ci accompagna in un’indagine sul rapporto tra un padre e una figlia, costruito sull’incomprensione reciproca. 

Il racconto comincia, in un certo senso, dalla fine della storia, con Veronica (Laysla De Oliveira) a colloquio con il sacerdote (Luke Wilson) incaricato di celebrare il funerale del padre Jim (David Thewlis). Nel condividere il ricordo del padre, attraverso i piccoli gesti quotidiani, il suo lavoro d’ispettore sanitario (costruito, non a caso, sull’autorità), l’attenzione con cui si prende cura del suo coniglio nel periodo passato in prigione, Veronica comincia così a ricostruire anche la propria storia. 

Sì, perché la donna, musicista e insegnante di liceo, è stata ingiustamente accusata e condannata per abuso di autorità nei confronti di un diciassettenne. Veronica, però, ha desiderato quella condanna, è convinta di meritare una punizione per una colpa commessa molto tempo prima. Jim non ne capisce il motivo e questa frustrazione si ripercuote anche sul suo lavoro. 

Il racconto si sviluppa in un costante gioco di rimbalzo tra i diversi piani temporali, flashback dopo flashback, come nel più classico stile narrativo del cinema di Egoyan, mentre pian piano il groviglio di segreti viene sciolto.

È il senso di colpa taciuto a muovere le azioni dei personaggi e influenzare tutte le scelte di vita, fino a quando il danno provocato dalla mancanza di comunicazione non diventa insanabile, una frattura nel legame tra genitori e figli. Ma più di tutto, il film di Atom Egoyan parla della reputazione. È sulla reputazione che si basa la vita professionale di Jim ed è sempre la reputazione – sua e di Veronica – che viene intaccata dall’idea che la donna possa aver compiuto un tale crimine. 

Il soggetto è certamente interessante, la capacità di Egoyan di gestire questo tipo di struttura indubbia. Il vero problema di  “Guest of Honour” è la scrittura: la sceneggiatura viene costruita attraverso un susseguirsi di svolte narrative piuttosto forzate, e la caratterizzazione dei personaggi mai una volta riesce a risultare autentica, con quello strano retrogusto da soap opera che si comincia a percepire man mano che ci si addentra nel racconto. 

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Contro

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