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Venezia 76 – James Gray e Brad Pitt presentano Ad Astra

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«Storia e mito cominciano sempre nel microcosmo dell’esperienza personale: qui abbiamo provato a raccontare la storia più intima possibile in un contesto immenso, dove il minuscolo si trasforma in universale»: ha esordito così il regista James Gray (“Blood Ties – La legge del sangue”, “Civiltà perduta”) nel presentare alla stampa “Ad Astra”, in concorso a Venezia 76. Con lui c’erano gli interpreti Brad Pitt, qui in veste anche di produttore, Ruth Negga e Liv Tyler. 

Thriller fantascientifico ambientato in un futuro prossimo in cui l’ultima speranza dell’umanità si cerca tra le stelle, “Ad Astra” vede Brad Pitt interpretare Roy McBride, un astronauta che viaggia fino all’estremo limite del sistema solare per trovare suo padre, scomparso durante in una missione alla ricerca di intelligenze extraterrestri. 

Brad Pitt ha raccontato come “Ad Astra” si sia rivelato una grandissima occasione per tornare a collaborare con il regista. «Conosco James da anni. Avevamo appena finito “Civiltà perduta”, quando venne da me con questa sceneggiatura. Sapete, ho pensato che fosse l’apice della sua capacità narrativa, in grado di raccontare al pubblico grandi eroi cinematografici con una voce unica e personale. Questo progetto era per me molto interessante dal punto di vista di uomo, di padre e di figlio». 

Gray ha spiegato come “Ad Astra” abbia subito l’influenza della grande prosa di Herman Melville e Joseph Conrad, con echi da “Moby Dick” e “Cuore di tenebra”. «Una delle cose che rendono grande il cinema è il fatto che nasce da una combinazione di elementi di diverse arti, come musica, danza, teatro, pittura e anche letteratura. E in questo caso, mi piace “rubare” dai migliori. Nel film ci sono citazioni dirette da “Moby Dick”. Qualcuno li chiama cliché, io li chiamo archetipi che fanno parte di una dimensione mitica alla quale attingo nel realizzare un film». 

Un racconto sulla solitudine

«Si tratta» ha continuato Pitt, «del film più impegnativo a cui abbia mai partecipato. L’equilibrio di questa storia è così fragile da essere messa a rischio dal ogni piccolo elemento visivo o sonoro. C’è un costante sforzo nel mantenerlo inalterato nello sviluppo di un racconto solido, ma delicato, sulla solitudine di un uomo che ha solo se stesso».

Liv Tyler, che presta il volto a Eve, l’ex fidanzata di Roy, ha descritto il suo personaggio «un sogno, che vive nella dimensione del ricordo e dell’immaginazione». Per Ruth Negga, Helen Lantos, la Sovrintendente della Sezione Americana su Marte che l’attrice interpreta nel film, incarna l’idea che anche lassù, quello che caratterizza ogni essere umano è sempre la «disperata ricerca di instaurare rapporti umani, connettersi con gli altri».

È proprio questo il tema portante del film di Grey, che presenta un protagonista incapace, all’apparenza, di stabilire legami e la sofferenza che né deriva. «Tutti noi ci portiamo dietro dei dolori, delle ferite dalla nostra infanzia» ha dichiarato Brad Pitt. Un attore sincero è in grado di utilizzare quei sentimenti e trasmetterli allo spettatore». 

Ad Astra uscirà nelle sale italiane il 26 settembre distribuito da 20th Century Fox.

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