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  • Venezia 76 — Ji Yuan Tai Qi Hao (No.7 Cherry Lane)

    Diretto da Yonfan

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A settantadue anni da compiere fra qualche mese, il regista di Hong Kong Yonfan realizza il suo primo film d’animazione e viene selezionato in Concorso a Venezia 76“No.7 Cherry Lane”, questo il titolo internazionale, è un esperimento unico, unisce la sensibilità orientale ad un gusto europeo nei riferimenti culturali, letterari e cinematografici, e sopperisce alla carenze tecniche nell’animazione dei movimenti con un gusto pittorico e raffinato per gli sfondi bidimensionali. Una vera e propria dichiarazione d’amore verso il cinema, uno sguardo nostalgico agli anni giovanili, un (continuo) rimando all’opera proustiana: se la nostalgia per il tempo perduto è il vostro pane, cercate di dare un’occhiata.

Il film narra la storia di Ziming, uno studente dell’Università di Hong Kong combattuto tra i sentimenti che nutre per la signora Yu, una madre in autoesilio da Taiwan negli anni del Terrore Bianco (rivolta di Taiwan contro il protettorato cinese), e la sua bellissima figlia Meiling. Ziming le porta a vedere diversi film e, attraverso i momenti magici catturati sul grande schermo, si fanno strada passioni proibite. L’arco temporale coincide con gli eventi turbolenti vissuti a Hong Kong nel 1967.

È il 1967, e nelle sale cinematografiche, anche a Hong Kong, arriva “Il laureato” di Mike Nichols, di cui questo film rappresenta una sorta di remake, con una sostanziale differenza: lo sguardo è rivolto al passato e non al futuro e l’autore è un uomo anziano e non un giovane rampante che proviene dal teatro comico. C’è quindi tutta la differenza di tono possibile tra i due prodotti, e il film di Yonfan omaggia a piene mani anche molto altro cinema prodotto in quell’anno magico, l’anno dell’inizio della New Hollywood e della “Summer of Love”, a partire dalla partita di tennis senza palline che chiude “Blow-up” di Antonioni. Qui la partita apre il film, ed ecco che l’inversione emotiva coincide con il posizionamento nella storia, e l’operazione rende palesi i suoi raffinati richiami, le simmetrie, le metafore chiare ed evidenti. All’elogio della lentezza, in riferimento alla complessità della prosa della Recherche proustiana e al tempo che occorre per assimilarla, corrisponde il lento incedere dei protagonisti.

Momenti bellissimi (tutti quelli al cinema, sulle tracce dei film con Simone Signoret, o i deliranti sogni “bagnati” della piacente mamma), altri estenuanti, in un’opera che s’innamora eccessivamente dei suoi personaggi e continua a (in)seguirli, anche quando, forse, non ce ne sarebbe più bisogno. Incredibile (e, immaginiamo, involontario) il parallelismo con l’attualità: mentre nel film gli studenti sfilano con il libretto rosso di Mao tra le mani, in questi giorni Hong Kong è messa ancora una volta a ferro e fuoco dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, prima a favore, ora contro la Cina. Yu manifestava contro la Cina a Taiwan e per questo è stata costretta a fuggire. Corsi e ricorsi storici, della memoria, della cultura, della società. Con una mezz’ora in meno, forse ora staremmo parlando di un capolavoro …

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Contro

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