Home > Rubriche > Eventi > Venezia 76 — L’apertura

Venezia 76 — L’apertura

Correlati

La 76ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia apre i battenti oggi 28 agosto e, come ogni anno, LoudVision sbarca in forze al Lido per raccontarvi film, eventi, ricchi premi e cotillons.

Una Mostra non partita sotto i migliori auspici, tra polemiche per la (solita) scarsa rappresentanza di genere nella Selezione Ufficiale e l’inutile rincorsa ad un’edizione di Cannes quest’anno semplicemente stratosferica, ma comunque (almeno sulla carta) con tante frecce al proprio arco. L’apertura è affidata proprio ad un fresco vincitore della Palma d’Oro con “Un affare di famiglia”, nel 2018, il cineasta nipponico Hirokazu Kore-eda, alla prima trasferta in terra europea con “La vérité”, battente bandiera transalpina e con cast all-star (Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Ludivine Sagnier).

Un (piccolo) mistero buffo che interessa noi italiani: nel film non c’è traccia alcuna di Maya Sansa, che invece viene nominata, e anche tra i primi dieci attori, nei titoli di testa. Sulla pagina di Wikipedia Italia dedicata al film accanto al suo nome non c’è quello del suo personaggio, sostituito da uno spazio bianco: eliminata al montaggio? Interpreta la donna invisibile? “La vérité” (seguirà recensione in serata) apre dunque Festival e Concorso; quest’ultimo continuerà questa sera per la stampa (domani la proiezione ufficiale con pubblico e delegazione) con “The Perfect Candidate” della saudita Haifaa Al-Mansour, affermatasi con “La bicicletta verde” nel 2012 e già autrice, in trasferta statunitense, del biopic “Mary Shelley – Un amore immortale”, con Elle Fanning nel ruolo dell’autrice di “Frankenstein”.

Il Concorso, poi, giocherà subito molte delle sue carte migliori: domani sarà il turno di due tra gli statunitensi più attesi, Noah Baumbach e James Gray. Il primo, con “Marriage Story”, racconterà la fine di un amore, e i protagonisti Scarlett JohanssonAdam Driver contribuiscono ad aumentare ulteriormente l’interesse per questo delizioso autore di commedie malincomiche, grande cantore della contemporaneità borghese (da recuperare almeno “Frances Ha” e “Giovani si diventa”, e l’ultimo “The Meyerowitz Stories” con cui andò in Concorso a Cannes 2017). Gray, invece, con “Ad Astra”, disperderà Brad Pitt nello spazio profondo, per una fantascienza filosofica che già si preannuncia imperdibile. L’ultimo straordinario film di Gray, “Civiltà perduta”, è stato davvero poco visto in Italia e consigliamo a tutti di recuperarlo.

Veloce ricognizione sugli altri film del Concorso, dei quali troverete sempre le recensioni dedicate. Dal “J’accuse” di Roman Polanski (la Presidente di giuria Lucrecia Martel ha appena dichiarato, in relazione alle accuse che perseguitano Polanski da più di quarant’anni, di non distinguere l’uomo dall’artista e che non presenzierà al party del film, un bacio della morte fuori luogo e fuori tempo) al “Joker” di Todd Phillips, il primo cinecomic che compete in un grande festival, con Joaquin Phoenix nel ruolo principale (ma tanto lo sapete già). Olivier Assayas di nuovo al Lido dopo “Il gioco delle coppie” con “Wasp Network”, Pablo Larraín al ritorno in Cile (dopo il meraviglioso “Jackie”) con “Ema”, Steven Soderbergh ancora al lavoro per Netflix con The Laundromat”: in ordine di attesa, ecco il terzetto che arriva subito dopo.

Andiamo poi in ordine sparso: torna Roy Andersson dopo il Leone 2014 (dal magnifico e ormai epocale titolo “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”), Ciro Guerra è atteso all’ennesima prova del nove, Tiago Guedes e Václav Marhoul si spera rappresentino le grandi sorprese, anche e soprattutto per l’elefantiaca durata delle loro opere.

L’Italia è bene rappresentata: Mario Martone, dopo un adattamento teatrale, porta “Il sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo anche al cinema, e Pietro Marcello esordisce nel cinema di finzione con il londoniano “Martin Eden”, interpretato da Luca Marinelli. Il terzetto italico è chiuso, per chi vi scrive, dal film più atteso del festival: la nuova opera di Franco Maresco “La mafia non è più quella di una volta” che, ne siamo sicuri, ci farà ridere e piangere, riflettere e inorridire, con quella cifra stilistica in bilico tra commedia (dell’arte) e grottesco che, oltre naturalmente alle opere con il sodale Ciprì, atttraversava anche il sontuoso “Belluscone – Una storia siciliana”, miglior film di Orizzonti proprio qui a Venezia qualche anno fa.

Domani faremo una panoramica anche sulle altre sezioni, intanto da stasera arriveranno anche le prime recensioni. Seguiteci su LoudVision per non perdervi nulla di Venezia 76.

Scroll To Top