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  • Venezia 76 — Le verità

    Diretto da Hirokazu Kore-eda

    Data di uscita: 03-10-2019

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La 76ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia si apre con “Le verità”, primo film europeo per Hirokazu Kore-eda, trionfatore a Cannes due edizioni fa con “Un affare di famiglia” e già in Concorso qui al Lido nel 2017 con “The Third Murder”. Il cineasta nipponico sbarca in Francia (come aveva già fatto il suo conterraneo Kiyoshi Kurosawa con “Daguerrotype”, pressoché invisibile qui da noi se non per un passaggio al Torino Film Festival) e arruola il massimo possibile, le divine Catherine Deneuve e Juliette Binoche, madre e figlia protagoniste di un gioco al massacro glaciale, dove i sottintesi e gli sguardi sono molto più importanti delle parole, che descrivono, nascondono, infiocchettano, feriscono.

L’attrice Fabienne (Deneuve), vecchia gloria del cinema francese, riceve la visita della figlia Lumir (Binoche), una sceneggiatrice, tornata a Parigi da New York col marito (Ethan Hawke) e la figlia piccola (Clémentine Grenier, teniamola d’occhio, farà strada) per celebrare la pubblicazione delle memorie della madre. Durante questa riunione di famiglia riemergeranno però risentimenti e conflitti dovuti a delle verità, o presunte tali, rivelate da Fabienne nel proprio libro …

Un impianto già ampiamente usato (e abusato), che Kore-eda adatta alla sua poetica autoriale, alle famiglie del suo cinema, famiglie di sangue e famiglie di fatto, gerarchicamente distinguibili soltanto dall’amore che intercorre tra i componenti. In aggiunta, il regista omaggia i suoi autori occidentali preferiti, Truffaut e Hitchcock, con continue citazioni e rimandi, entrando in punta di piedi, con la grazia che da sempre è caratteristica fondante della sua opera, in un mondo culturale e antropologico a lui estraneo, e riuscendo al contempo a desacralizzarlo ed eternarlo, inserendolo in dinamiche umane e sociali a lui consone. L’inconoscibilità del vero, la sua sostanziale inesistenza, la fallibilità soggettiva della memoria, temi importanti declinati attraverso dialoghi fitti (la sceneggiatura è dello stesso regista, tratta da un suo testo teatrale mai portato in scena) e che a volte restituiscono la sensazione di essere troppo “scritti”e programmatici.

Nel film che Adrienne sta girando, fantascienza umanistica in linea con la tendenza autoriale contemporanea nell’approccio al genere, una madre/figlia e una figlia/madre richiamano direttamente i personaggi delle due protagoniste, con Binoche figlia autosufficiente e premurosa e Deneuve svampita e bisognosa di aiuti continui. Rimandi all’Assayas più recente, quello di “Sils Maria” e “Il gioco delle coppie”, con la grande attrice alle prese con l’avanzare dell’età e la figlia/assistente al riparo della sua ombra, confortante e ingombrante. Il gioco intelletual/esistenziale, purtroppo, non riesce ad elevarsi dalla dimensione ludica, rivelandosi come una vacanza d’autore di gran gusto e poco altro.

Sui titoli di coda, Deneuve cammina con il suo piccolo cagnolino su una via parigina, replicando la scena già vista nel film, questa volta rendendo tangibile la presenza della macchina da presa; in quel preciso momento attrice e personaggio si sovrappongono perfettamente. Peccato che questo non accada sempre all’interno della pellicola.

 

 

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