Home > In Evidenza > Venezia 76 — The Perfect Candidate
  • Venezia 76 — The Perfect Candidate

    Diretto da Haifaa Al-Mansour

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:
    Vota anche tu

Correlati

Haifaa Al Mansour è quasi un simbolo. È stata la prima donna saudita a dirigere un lungometraggio, “La bicicletta verde”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti nel 2012. In seguito, è uscita dai confini nazionali e ha lavorato a un paio di progetti internazionali in lingua inglese, tra cui il – purtroppo disastroso – biopic su Mary Shelley del 2017 con Elle Fanning e una commedia prodotta da Netflix dal titolo “Dacci un taglio”. 

In un certo senso, “The Perfect Candidate” rappresenta un ritorno, per Al Mansour. Non solo al Lido, con un film in concorso a Venezia 76, ma anche un ritorno a tematiche importanti che riguardano il suo Paese natale, con un film di impegno politico e sociale.

Protagonista di “The Perfect Candidate” è Maryam (Mila Al Zahrani), dottoressa capace e ambiziosa che si trova incastrata in un sistema patriarcale che non le dà nessuna possibilità di emergere professionalmente. Nata in una famiglia di musicisti “da matrimonio”, lavora in una clinica inaccessibile a causa di una strada dissestata e lotta ogni giorno per guadagnarsi il rispetto e la fiducia di pazienti e colleghi. 

Vorrebbe un lavoro migliore, ma, quando decide di recarsi a Dubai per partecipare a dei colloqui, le viene impedito di partire a causa del permesso di viaggio scaduto. In Arabia Saudita, infatti, alle donne non è consentito viaggiare senza il permesso di un tutore maschio e con il padre in tournée, Maryam si trova in un bel pasticcio. 

Nel cercare di risolvere il problema burocratico, per una serie di circostanze fortuite, Maryam finisce per candidarsi alle elezioni comunali. Così, la giovane donna coglie l’occasione per provare a fare davvero la differenza e ottenere che venga asfaltata la strada d’accesso alla clinica. Dunque, con l’aiuto delle sorelle e un vademecum scaricato da internet, inizia un’appassionata campagna elettorale contro il suo diretto avversario conservatore e il tradizionalismo degli elettori. 

THE-PERFECT-CANDIDATE

Al Mansour sceglie di raccontare, con tono e linguaggio della commedia degli equivoci, un momento storico di rivendicazione per il suo Paese: nel 2015, infatti, le donne saudite hanno ottenuto il diritto a partecipare alle elezioni comunali, sia come elettrici che come candidate. Inoltre, nel 2018 è stato concesso loro il permesso di guidare. 

Al Mansour vuole non solo riflettere sulla situazione attuale delle donne saudite, molto diversa da quella ritratta sette anni fa ne “La bicicletta verde” (non a caso, mostra più volte Maryam alla guida di un’auto che si è comprata con i suoi risparmi), ma anche aprire una finestra di dialogo sul futuro.

Nella lotta politica delle sue giovani, brillanti e intraprendenti protagoniste contro il sistema patriarcale, rivendica, con grande ottimismo, il ruolo che le donne possono e devono ricoprire nella società saudita.

La tematica di “The Perfect Candidate” è certamente importante e offre l’occasione per parlare della condizione femminile in Arabia Saudita a una platea sia nazionale che internazionale, ma mai come in questo caso credo sia necessario, per onestà intellettuale, separare il “cosa” dal “come”.

Nel film politico di Al Mansour la leggerezza della commedia si rivela un’arma a doppio, soprattutto perché non può appoggiarsi né su un solido impianto narrativo in grado di sostenere con forza un messaggio di tale portata, né sulla giusta dose di ironia. 

“The Perfect Candidate” finisce per essere davvero troppo “lieve”: piano, poco incisivo, diluito, con uno stile a tratti televisivo, capace solo di strapparci qualche sorriso, quando invece dovrebbe scuotere le coscienze e urlarci in faccia le proprie istanze. E dispiace, dispiace moltissimo.

Pro

Contro

Scroll To Top