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  • Venezia 77 – Le sorelle Macaluso

    Diretto da Emma Dante

    Data di uscita: 10-09-2020

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Alla seconda regia di lungometraggio, Emma Dante, come nel caso del precedente “Via Castellana Bandiera”(che regalò la Coppa Volpi per la migliore interpretazione ad Elena Cotta), viene selezionata in Concorso alla Mostra di Venezia. Tratto da una pièce teatrale della stessa autrice/regista, “Le sorelle Macaluso” rappresenta un netto passo in avanti rispetto all’opera precedente, la comprensione delle regole precipue per la realizzazione di un’opera audiovisiva sono sembrano sempre più chiare a Dante, di cui seguiremo (oltre a quella teatrale, naturalmente) con fiducia anche il prosieguo, sperando ci sia, della carriera cinematografica. All’unico ambiente di casa Macaluso, che occupava in toto il palcoscenico, si aggiungono alcuni set esterni d’indubbio fascino visivo e spaziale, e la collaborazione in sceneggiatura di Elena Stancanelli e Giorgio Vasta serve a sgrossare il testo, eliminando o accorpando alcuni personaggi ed eventi chiave. L’equilibrio raggiunto è quasi ottimale, con alcune cadute di stile che inficiano qua e là il risultato.

Maria, Pinuccia, Katia, Lia, Antonella. L’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute all’ultimo piano di un appartamento della periferia di Palermo, in una casa che porta i segni del tempo del tempo che passa, come chi è cresciuto e chi ci abita ancora. C’è chi va via, chi resta, chi si limita a resistere …

Un gruppo di attrici, composto per generazioni (non tutte arriveranno alla vecchiaia, ma di questo non vogliamo anticiparvi nulla), con Donatella Finocchiaro a fare da chioccia, presenza scenica dirompente, per fisicità e capacità di dominare la scena. Dove il film funziona parecchio è nei dettagli: il passaggio del tempo mostrato con l’usura degli oggetti ancor prima che con le rughe e gli acciacchi, la macchina da presa che attraversa gli ambienti dell’appartamento come se lo conoscesse a menadito, come e più delle sue abitanti, come se fosse LA SOGGETTIVA della casa. Dove invece sbanda è in alcune scelte melodrammatiche poco costruite, troppo repentine: il film, al contrario del 90% delle produzioni contemporanee, appare troppo compresso, il racconto avrebbe bisogno di più “aria” per dispiegarsi al meglio.

Nella scena più riuscita, ambientata in un’arena cinematografica estiva (luogo che, post Covid, si carica involontariamente di ulteriore senso) due ragazzine, timidamente, scoprono l’amore. Appena prima, una racconta all’altra la trama di “Ritorno al futuro” (siamo nel 1985), il film proiettato la sera prima, ed ecco aggiungersi il tocco cinefilo, seppur didascalico: “Le sorelle Macaluso” è un lungo rimpianto, dell’impossibilità di cambiare il passato, dell’ineluttabilità dei gesti, delle frasi dure impossibili da rimangiare. Sovrapposizione e non netta divisione, dei piani temporali: prova ne siano gli anacronismi musicali, con Gerardina Trovato e “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini a fungere da colonna sonora delle spiagge anni Ottanta, o il futuro sostanzialmente uguale al presente, senza un’invenzione, un guizzo. Un passato proiettato al futuro, un futuro prigioniero del passato: gli anacronismi funzionano bene, e incorniciano il racconto mettendo in fila spaesamento e consapevolezza.

Tirando dunque la fila, un film imperfetto ma sincero, sbilanciato ma vitale, e l’elenco degli opposti potrebbe continuare ancora a lungo. Qualche scelta, come già detto, errata (i colombi, il lungo litigio “fisico” della parte centrale, finto come pochi, gli spunti biografici interessanti ma presto abbandonati), tanti momenti accorati e poetici. Non ci stupiremmo se Emma Dante portasse a casa qualcosa, dal palmarès di Venezia 77.

 

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Contro

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