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Venezia 77 – Nomadland | Incontro con Frances McDormand e Chloé Zhao

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È stato presentato alla stampa della 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il nuovo film di Chloé Zhao, “Nomadland”, con protagonista Frances McDormand.

L’attrice e la regista, in collegamento via Zoom dagli Stati Uniti, hanno raccontato la storia della nascita del film, fin dal primo germe d’idea. «Il film è iniziato partendo dall’omonimo libro d’inchiesta di Jessica Bruder, che indagava riguardo al fenomeno degli americani senza fissa dimora, che viaggiano per il Paese su dei van», racconta l’attrice, «così ho voluto incontrare l’autrice, l’ho conosciuta al Sundance e l’ho adorata».

Il film segue la storia di Fern, che gira per l’Ovest degli Stati Uniti a bordo del suo camper. La protagonista, interpretata da Frances McDormand, appunto, è il solo personaggio di finzione, oltre all’unico altro vero attore presente nel cast: David Strathairn, per il resto, ogni altro nomade presente nel film, conduce realmente la vita che viene mostrata.

«Siamo stati delle presenze nelle vere vite di altri», prosegue ancora l’attrice, «viaggiando per cinque mesi in sette diversi Stati e ci siamo intrecciati, diventando come un “biorganismo”».

«Abbiamo fatto il casting ricevendo la benedizione di Jessica Bruder nella scelta delle persone per il film», interviene Chloé Zhao, «e ognuno di loro si stupiva del fatto che volessimo raccontare la loro storia».
Per quanto riguarda la preparazione di Fern, e il doversi amalgamare in quel contesto relazionale, Frances McDormand spiega che non è stato così semplice: «Mi ci è voluto tanto tempo per riprodurne la temerarietà. Quello che ho imparato di più è sedermi e stare zitta ad ascoltare, perché lo scopo era mettere in luce le loro vite, non la mia».

«Non volevamo che fosse la solita storia sentimentale», dice la regista, «Fern interpreta una vera nomade, che non può trovare sotto un tetto le risposte che sta cercando».

Il discorso si sposta poi sul fenomeno sociale che sta alla radice dello spunto originario del libro: «C’è un’enorme quantità di gente che negli U.S.A. vive nei propri camper percorrendo miglia e miglia di strada. Anche perché da noi c’è una grandissima disparità tra chi ha e chi non ha», spiega Frances McDormand, «ad ogni modo, il fenomeno del nomadismo si è ampliato dopo il lockdown per scappare dal senso di prigionia. C’è qualcosa che credo faccia parte della specie umana e che spinge le persone a muoversi, dandogli l’impressione di evolvere. Ma ciò che più di tutto mi ha regalato l’esperienza di girare “Nomadland” è stata una grande umiltà».

«È il terzo film che giro immergendomi all’interno di comunità con una solida identità», aggiunge Chloé Zhao, «non parlo mai con loro di politica perché quelli son temi che dividono. Piuttosto mi avvicino con la mia umanità, ascoltandoli. Nonostante vivano in maniera solitaria, ciclicamente si riuniscono perché hanno bisogno di un senso di appartenenza. E tra loro si sente ed è molto forte».

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