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Venezia 77 – One Night in Miami | Incontro con Regina King e il cast

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Alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, viene presentato, tramite la piattaforma Zoom, “One Night in Miami” diretto da Regina King, attrice e regista, che è al suo debutto con un lungometraggio.

One Night in Miami” era stata una pièce teatrale del 2013 scritta da Kemp Powers, che nella durata di una notte in un albergo, immagina il confronto di quattro personalità fortemente influenti all’interno della comunità afroamericana negli U.S.A. della metà degli anni ’60: Cassius Clay (Eli Goree), Malcom X (Kingsley Ben-Adir), Sam Cooke (Leslie Odom Jr) e Jim Brown (Aldis Hodge).

In comodo collegamento via web, gli attori, la regista e lo sceneggiatore, si offrono per raccontare la genesi di un film tremendamente attuale.

«Questo è il nuovo mondo che abitiamo», scherza Kemp Powers riferendosi alla virtuale location della conferenza stampa, «i quattro personaggi protagonisti del film, sono le persone che più ammiro in assoluto. Volevo sapere se Cassius Clay fosse stato il motivo grazie al quale si erano conosciuti. All’inizio facevo il giornalista, poi, indagando sulle loro vite, ne sono rimasto così affascinato da cambiare professione, e decidere di farne una storia per il teatro, avendo quindi la possibilità di raccontarla».

Il discorso volge immediatamente verso il tema del movimento Black Lives Matter, e Regina King chiarisce subito: «È uno dei motivi per cui abbiamo scelto di fare questo film. Le conversazioni che venivano fatte cinquant’anni fa sono identiche a quelle che si svolgono adesso».

Nonostante le problematiche legate al lockdown, la necessità di fare uscire “One Night in Miami” era più che mai forte. Verrà presentato anche al Toronto Film Festival.

One Night in Miami

One Night in Miami

«Se quest’opera contribuirà ad un cambiamento, allora il nostro lavoro avrà avuto senso», dichiara la regista, vincitrice, tra l’altro, del premio Oscar nel 2019 come miglior attrice non protagonista per “Se la strada potesse parlare”.

«Spesso i neri che si vedono in televisione, non hanno nulla a che vedere con modelli in cui riconoscersi, sono lontani anni luce dalla brava gente comune», prosegue Regina King, «perciò ho pensato che queste quattro persone fossero l’ideale per rappresentare i neri».

Sull’argomento interviene Eli Goree: «Quando Cassius Clay è morto, mia mamma ha pianto. Lui è stato nettamente tra i personaggi che ha risollevato l’immagine che i neri avevano di loro stessi».
«“One Night in Miami” è una lettera d’amore per le persone nere. Volevo che i miei attori ne esprimessero principalmente la vulnerabilità», continua la regista, «non volevo certo solo parlare di quattro personaggi realmente esistiti, ma di uomini fragili, che avevano in comune la piena consapevolezza di venire giudicati dal colore della loro pelle, prima di tutto».

A tal proposito Kemp Powers aggiunge: «Si pensa anche oggi di essere davanti al bivio per il quale il sistema vada distrutto oppure modificato in modo silenzioso dall’interno. In realtà vanno bene entrambe le cose. Da sempre esiste un cliché: ogni artista di colore vorrebbe essere giudicato per le sue performance e non per la sua pelle. Ma è impossibile che ciò accada perché il colore della pelle è un dato di fatto. La modernità di Cassius Clay, Malcom X, Sam Cooke e Jim Brown, stava nel fatto che avevano accettato tale fardello, assumendolo per ciò che era. E quello che nel 1964 dicevano, scuoteva il pensiero comune», cosa che anche oggi accade con la stessa intensità.

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