Home > In Evidenza > Venezia 77 – One Night in Miami

Correlati

Fuori concorso alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, c’è il primo lungometraggio diretto da Regina King, “One Night in Miami”. L’attrice e regista aveva vinto l’anno scorso il premio Oscar come miglior attrice non protagonista per “Se la strada potesse parlare”, e fino ad oggi aveva diretto principalmente episodi di serie TV come “Scandal” e “This is Us”.

Per il suo primo lavoro della durata di centodieci minuti, Regina King sceglie l’omonima pièce teatrale scritta da Kemp Powers e andata in scena nel 2013. Lo scrittore aveva immaginato, appunto, l’incontro di una notte in un albergo a Miami di quattro personalità tra le più influenti nella storia della comunità afroamericana: Malcom X (Kingsley Ben-Adir), Cassius Clay (Eli Goree), Sam Cooke (Leslie Odom Jr) e Jim Brown (Aldis Hodge).

La data pensata per la serata è realmente esistita, si tratta del 25 febbraio del 1964, quando Cassius Clay batté Sonny Liston conseguendo il titolo di campione nella categoria pesi massimi di pugilato.

Il contesto del racconto è naturalmente molto complesso per gli afroamericani, le tensioni sono alla base dell’attualità statunitense e i quattro protagonisti della vicenda sono cardini nell’opinione pubblica, nonostante provengano da ambiti molto diversi tra loro. E tale è il nodo della narrazione, il punto nevralgico attorno cui si avvolgono tutte le conversazioni dei personaggi.

È affascinante quanto sia evidente la derivazione di stampo teatrale, e come sia pacato e apparentemente protetto quell’incredibile mondo, condensato tra le quattro mura della stanza di un hotel. È chiara l’attrazione che sia sorta nell’estro di Kemp Powers, nel figurarsi una bomba a orologeria della storia mondiale, distribuita in quei quattro corpi e menti geniali e forse anche un po’ inconsapevoli di quanto avrebbero cambiato – in parte – le cose.

L’aspetto che colpisce è quanto ogni confronto nato dall’amicizia e dalla goliardia di Malcom X, Cassius Clay, Sam Cooke e Jim Brown, sia incredibilmente attuale. Il pretesto del festeggiamento della vittoria di Cassius Clay, con la sua conversione all’Islam su incitazione di Malcom X, tira fuori tematiche profonde, sfaccettate e pesanti quanto l’esistenza stessa. Parleranno persino di musica, ragionando amaramente su un altro dei capisaldi di quei tempi “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan.

Ciò che di più bello riesce a portare in scena Regina King è la pungente e dolce umanità di tali personalità. Chiedendosi quale fosse davvero l’aspetto più fragile di uomini che hanno fatto parte della storia, molto più di quello che avrebbero voluto, probabilmente. E riesce a far pieno centro, costruendo una nottata tra amici che sapevano bene che il mondo non li accoglieva, ma che hanno saputo accettarlo, urtandolo da dentro. Magari senza riuscirci, ma instillando il piacevole dubbio che sia possibile essere forti andando controcorrente, con il supporto di chi lotta per la stessa battaglia.

Pro

Contro

Scroll To Top