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  • Venezia 77 – PADRENOSTRO

    Diretto da Claudio Noce

    Data di uscita: 24-09-2020

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Il primo italiano in Concorso a Venezia 77 ad arrivare al Lido è “PADRENOSTRO”, terzo lungometraggio del regista romano Claudio Noce, con esperienze anche in Tv (episodi dei serial “Non uccidere” e “1994”). Prodotto da Vision/Sky e distribuito da Universal, coprodotto anche dal protagonista Pierfrancesco Favino, è un film che schiera una macchina industriale imponente intorno ad una storia intima e personale, che s’incrocia con anni cruciali per la storia del nostro Paese, quegli anni Settanta dell’attacco al cuore dello Stato del terrorismo rosso e delle stragi di massa di quello nero (mai nominato nel film). Materia bollente, dunque, che Noce trasforma in una storia ad altezza bambino, semiautobiografica, controllando la regia a dovere ma perdendo completamente il punto di vista su una sceneggiatura slabbrata, che affastella temi e suggestioni una sull’altra senza chiuderne mezza. Davvero un peccato, perché le scene che funzionano non mancano, i due giovani protagonisti son bravi, la Calabria, dov’è ambientata tutta la seconda parte del film, offre paesaggi mozzafiato.

Nella Roma del 1976, la vita del decenne Valerio viene sconvolta quando assiste con la madre Gina all’attentato ai danni di suo padre, Alfonso (Favino), da parte di un commando di terroristi. Quell’estate, mentre il quotidiano di tutta famiglia è ancora pesantemente condizionato dall’accaduto, Valerio fa la conoscenza di Christian, un ragazzino enigmatico poco più grande di lui.

La passione per il calcio e per Chinaglia in particolare, i fantasmi di un passato destinato a ripetersi, la gelosia di un bambino nei confronti di un padre che trova nel suo migliore amico una sorta di figlio putativo, tantissime altre suggestioni che entrano nel film e ne escono subito dopo, in un’opera che avrebbe davvero avuto bisogno di più di una revisione per una sceneggiatura confusa, incerta sul punto di vista e sulle strade da prendere. La prima ora è costruita con una focalizzazione completamente incentrata sul piccolo Valerio, guardiamo coi suoi occhi, sappiamo quello che sa lui, abbiamo la sua stessa confusione. Funziona, l’abbiamo già visto altrove (“Io non ho paura” di Salvatores, ad esempio) ma funziona. Nella seconda entra in gioco il padre (un Favino mai così irrilevante, ma il personaggio non gli concede svolazzi) e la narrazione diventa polifonica, a più voci, perdendo in concisione ma non guadagnando in profondità.

Noce, figlio di un gambizzato dalle BR, tenta di far convivere la rivisitazione della sua storia personale con un tentativo di pacificazione, con uno sguardo anche ai caduti dell’altra parte, ma non trova la misura. E il freeze frame finale, più che risolvere, instilla ancor più dubbi sulla coerenza di quanto si è visto. Tutto da buttare, dunque? Come si è già accennato, assolutamente no. Ci sono singole sequenze costruite con efficacia (soprattutto una in barca riesce a creare una discreta suspense), c’è la natura selvaggia della Calabria lontana dall’effetto cartolina tipico di molti film “da Film Commission”, c’è un personaggio di vecchio montanaro pranoterapeuta (non stiamo scherzando) che ha il volto giusto, scavato dal sole. Ma è davvero singolare avere l’attore del momento come protagonista e usarlo così, con poche battute significative, con un trucco identico a quello de “Il traditore” (che aveva ben altro spessore).

Trovandosi di fronte ad un lungometraggio imperniato su una serie di colpi di scena, non possiamo entrare troppo in dettaglio. Ma arriva in sala dal 24 settembre, potrete presto toccare con mano. Non crediamo abbia possibilità alcuna di andare a premio, qui a Venezia, ma chissà, siamo appena all’inizio. Un appello, destinato a rimanere inevaso, ai bravi registi italiani come indubbiamente è Claudio Noce: non sempre bisogna schiavi del controllo autoriale totale, dello “scritto e diretto”. Qui lo script è a quattro mani con Enrico Audenino, ma stentiamo a credere che nessuno dei quattro occhi abbia visto e corretto questi problemi evidenti legati alla narrazione, tra personaggi abbozzati, non scritti e tanti elementi messi lì, in bella vista, come a riempire dei vuoti. Per un film davvero troppo lungo, un problema quasi inspiegabile.

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