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Venezia 77 – Uno sguardo al programma

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Sembrava incredibile anche solo pensarlo, qualche mese fa, ma eccoci qui ancora una volta al Lido di Venezia per raccontarvi l’edizione numero 77 della Mostra del Cinema. Un’edizione inevitabilmente anomala, nata e concepita tra mille dubbi, polemiche sull’opportunità di tenerla nelle stesse date, e in presenza, e con le delegazioni, e con i giornalisti, e con gli accrediti culturali, e con il pubblico…

In questi tempi di opinionismo coatto tanti si sono sentiti in dovere di esprimere un parere sulla questione e, per una volta, è giusto così, perché la Mostra è di tutti, non solo di chi si ritrova qui ogni anno. La manifestazione cinematografica più antica del pianeta decide di mettersi a capo dell’onda della ripartenza post (prima ondata di) Covid-19, per dare un segnale di normalità, per comunicare al mondo che in sicurezza, con mascherine e distanziamento, la sala cinematografica può essere una delle esperienze più “sicure”, o quantomeno non la più rischiosa.

Ci sentiamo tutti investiti del compito, invero un po’ improbo, di testimoniare con la nostra esperienza diretta tutto questo. Tanti festival, più o meno piccoli, si sono già tenuti nelle scorse settimane: Bifest, Trento, Cinema Ritrovato di Bologna (dov’è stata presentata la selezione annuale di restauri di Venezia Classici) e la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, che abbiamo seguito da presso. Ma Venezia, è inutile negarlo, ha tutto un altro impatto, culturale e mediatico.

Il direttore Alberto Barbera si è mostrato, fin da subito, risoluto: “La Mostra non si può non fare”. Che alla base di questa risolutezza vi siano interessi economici, ancor più che culturali, è una questione che non può che passare, almeno in questo momento, in secondo piano.

Lasciamoci alle spalle per il momento, per quanto possibile, la pandemia e le preoccupazioni che comporta e concentriamoci su quello che passerà sugli schermi qui al Lido. Con le inevitabili defezioni dei grandi blockbuster hollywoodiani e in generale dei film provenienti dal continente americano (pur con qualche eccezione), impossibilitati alla partecipazione visto anche il blocco dei set che ha rallentato la lavorazione di molte delle opere potenzialmente pronte e selezionabili per la Mostra, quest’edizione numero 77 si apre, vivaddio, a zone del globo spesso trascurate dal Concorso ufficiale nelle annate precedenti.

È il caso dell’Azerbaijan di “In Between Dying” del talentuoso documentarista Hilal Baydarov, qui all’esordio nel lungo di finzione, o dell’India di “The Disciple” di Chaitanya Tambane, al secondo lungometraggio, trionfatore della sezione Orizzonti, nel 2014, proprio qui a Venezia con l’esordio “Court”.

I grandi autori non mancano (Amos Gitai, Kiyoshi Kurosawa, Andrei Konchalovskij), così come folta, ed era l’ora, è la presenza di registe in competizione (Nicole Garcia, Julia von Heinz, Jasmila Zbanic, la favorita dei bookmaker Chloé Zhao con “Nomadland”, Frances McDormand protagonista e unica professionista tra veri nomadi del West americano).

Molto attesi anche “The World to Come” di Mona Fastvold , compagna e abituale collaboratrice di Brady Corbet (“Vox Lux”) e “Pieces of a Woman”, esordio americano di Kornel Mundruczó (“Una luna chiamata Europa”, “White God”, già trionfatore al Certain Regard cannense).

La sezione Orizzonti, sulla carta, è ancora più interessante, basta fare qualche nome: Lav Diaz (Leone d’Oro 2016 con “The Woman Who Left”), Uberto Pasolini, Gia Coppola, alla seconda opera dopo “Palo Alto”, qui a Venezia nel 2013, e opera più “Mainstream” della Mostra, a partire dal titolo.

Chiudiamo con la foltissima pattuglia italiana, inevitabile in un festival forzatamente autarchico come quello di quest’anno: quattro in Concorso (Gianfranco Rosi, Claudio Noce, Emma Dante, Susanna Nicchiarelli), due in Orizzonti (il figlio d’arte Pietro Castellitto all’esordio registico e la stracollaudata coppia di documentaristi Massimo D’Anolfi e Martina Parenti), Daniele Luchetti in apertura e Stefano Mordini in chiusura, più, fuori competizione, Salvatore Mereu, un doppio Luca Guadagnino (corto e doc sullo stilista Salvatore Ferragamo) e Alice Rohrwacher in coppia col talentuoso JR per “Omelia contadina”.

E non abbiamo parlato del ricchissimo Fuori Concorso (Frederick Wiseman, Alex Gibney, Roger Michell, Regina King, Quentin “Mr.Oizo” Dupieux), con nomi più appetibili della competizione stessa, delle Giornate degli Autori (tanta curiosità per “Samp”, ritorno al lungometraggio di Antonio Rezza e Flavia Mastrella), della Settimana Internazionale della Critica…

C’è insomma, come sempre, tantissimo da vedere e recensire, nonostante la sensibile riduzione (ma nemmeno poi tanto) del numero di opere proposte al fine di evitare assembramenti eccessivi nelle sale. Speriamo che l’apertura al mondo e il gran numero di registe selezionate non siano solo dovuti alle mancanze inevitabili, ma rappresentino una precisa scelta da difendere e reiterare nei prossimi anni.

Rimane solo da augurare buona Mostra, a noi che la seguiremo e a voi che ne leggerete attraverso le pagine di LoudVision, se ne avrete voglia e tempo. Che il Dio del cinema ce la mandi buona, questa volta ne abbiamo davvero bisogno…

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