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Danza voodoo

Palermo è la loro terra d’origine, luogo tanto vivace ma che può diventare lugubre per i VeneziA, band all’esordio discografico con “La Culla”.

E lugubre, forse, è dir poco.

Nelle dieci tracce dell’album il mix tra voce roca, sporca e cattiva e i testi, forieri di immagini e flash descrittivi eterei come incubi, diventa un tutt’uno con il sound di una batteria tonante, che si intervalla a ritmi punk accompagnati a loro volta da armoniche.
Ne esce un vero capolavoro.

“Whiskey Harp (parte 1), (parte 2)” è un brano emblematico. In apparenza risulta più ritmato, come la colonna sonora di un film western, poi si scopre che i testi sono per i VeneziA un elemento essenziale e nemmeno in questo brano vengono a mancare, come se il filo conduttore fosse la sensazione di paura di un rito voodoo sussurrato.
C’è poi spazio per brani semi-romantici come “Dolce È La Sera”, dall’andamento più armonico e cantato, ma è solo una piccola parentesi nel marasma unico e inconfondibilmente sporco della band.
Grande album.

Pro

Contro

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