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Venti anni di onorata carriera

Sabato 20 dicembre i milanesi non hanno ammazzato nessuno dato che erano tutti, o quasi, al Palasharp per l’ultima data del tour che ha visto gli Afterhours protagonisti di diversi sold-out in giro per l’Italia.
Tavola apparecchiata con piatto, forchetta, cucchiaio e una serie variegata di affilati coltelli da far impallidire lo Chef Tony: questa la scenografia.
Chitarre, basso, tastiere, tromba, trombone, clarinetto, sax, flauto, violino, theremin e voce: questa la squadra vincente che non si è risparmiata e ha stregato per oltre due ore e mezza il pubblico accorso infreddolito, ma pronto a farsi riscaldare dal sacro fuoco e dalla passione sprigionata dal gruppo.

Un’attesa forse un po’ troppo lunga, fattasi poi ampiamente perdonare da uno spettacolo inebriante e abrasivo al punto giusto.
Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, è apparso in splendida forma; la sua voce tagliente ha sferrato colpi di una maestria poco comune e ha colpito duro, in tutti i sensi, visto che, sceso con rabbia dal palco, per poco non si è azzuffato con un facinoroso del pubblico.

Ad aprire le danze “You Know You Are Right”, cover dei Nirvana magistralmente reinterpretata, che ha lasciato poi spazio a un susseguirsi energico e incalzante di nuovi e vecchi successi: dai più recenti “Musa Di Nessuno”, “Tutti Gli Uomini Del Presidente”, “Orchi E Streghe Sono Soli” – che ha chiuso il concerto con il suo stampo quasi fiabesco – ai più datati, ma sempre attuali e trascinanti, “Quello Che Non C’è”, “Bye Bye Bombay”, “La Vedova Bianca”, “Ballata Per La Mia Piccola Iena”, “Plastilina” e molte altre. Non poteva certo mancare “Dentro Marilyn”, capolavoro indiscusso dell’album “Germi”.

Gli Afterhours ci hanno regalato un live a tinte forti in grado di soddisfare tutti i palati, inframmezzando ai pezzi più rock e graffianti, le ballate più melodiche e introspettive, in un vortice di emozioni e brividi che hanno scavato a fondo nelle nostre anime portando a galla le paure e frustrazioni più profonde e favorendo una sorta di profonda catarsi collettiva.

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