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Vento d’estate

Le canzoni si trasformano in base ai posti in cui le suoni“, dice un emozionato Niccolò Fabi nella splendida cornice di Castel Sant’Elmo a Napoli.

La serata è umida e calda, se non fosse per la brezza marina che riesce a salire in cima alle mura di pietra, si soffocherebbe. Ma da quassù è tutto più facile. Il panorama mostra una città bella e nulla più. Come se l’ombra del Vesuvio proteggesse un piccolo paradiso. La musica si fa più dolce, qualunque essa sia. E se le note della serata sono quelle di Fabi, il risultato è facile da intuire.
Il tour nei teatri che lo ha visto solo sembra lontano. Ora sul palco c’è la squadra che ha messo su: la chitarra di Andrea Cassese apre il concerto e alla sinistra del cantautore romano – come fido compagno di viaggio – un Roberto Angelini pacato e morbido, che abbraccia la sua chitarra elettrica come fosse un bambino e che cede al richiamo del ballo quando la melodia lo concede.

Fabi non è solo la voce che canta successi recenti e lontani, è direttore della piccola orchestra di questa sera. Ad ogni nota accennata a sorpresa, gli altri strumenti lo seguono in un gioco che passa per il raggae e per una simpatica rivisitazione di “Volare”, quasi innalzato ad inno liberatorio, in un posto in cui il cielo dipinto di blu sembra più vicino.

“Solo Un Uomo” è l’esordio di un concerto che sembra mettere a nudo Fabi, come se le parole uscissero dall’intimo gesto di creazione e venissero fuori nel modo più naturale possibile. “Costruire”, “Rosso”, “Il Giardiniere”, “Capelli”, “Il Negozio di Antiquariato” (che lo ha visto solo al piano), “Lasciarsi Un Giorno a Roma” e poi ancora “Vento d’Estate”, “Parole Parole” di Mina e una personalissima versione de “La Collina dei Ciliegi” che fu del Battisti nazionale.

Ricordi, ballate, amori che non ci sono più e quelli che scopri accanto a te in un bel concerto fanno da sfondo. C’è spazio anche per una lacrima di commozione, quando saluti e ringraziamenti per i presenti hanno il titolo di “Attesa e Inaspettata”.

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