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    Verbal

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Adatti per spaccare le vostre casse

In attività dal 2009, i bergamaschi Verbal sono arrivati finalmente alla pubblicazione del loro disco d’esordio, omonimo. Appena sei tracce per circa 40 minuti strumentali molto noise.

Il genere è di difficile catalogazione, le influenze post-rock ci sono tutte, ma a farla da padrone è un noise-rock a tratti fin troppo esasperato, anche se non fastidioso. C’è spazio anche per fasi più melodiche (ne è un esempio la splendida “Coronado”, verdeniana al 100%) che provano a spezzare il ritmo, frenetico e aggressivo. Un disco diverso in ogni singolo brano, eppure omogeneo e unitario nelle sonorità, comunque sempre distorte, grintose e ipnotiche.

Un buon album d’esordio che fa presagire un futuro interessante.

Idee interessanti ce ne sono, ma forse la voglia di strafare che emerge soprattutto in “Orwell”, dà un certo senso di incompiutezza. L’unica traccia che stacca molto dal contesto è “Benny Hill (Hates Sports)”, che ha un nonsocché di pinkfloydiano nell’intro ambient per poi sfociare in una suite strumentale a ritmi sincopati ma comunque coinvolgenti. Alla fine dei 38 minuti ci si può ritrovare abbastanza alienati, così come alienante è effettivamente la sperimentazione sonora presente in questo disco. Ma non è un album ostico come potrebbe essere uno dei Mars Volta. È un lavoro che va apprezzato per ciò che è: l’esordio di una band che ha voglia di uscire da qualsiasi canone e qualsiasi etichettatura.

Pro

Contro

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