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Verdena: Beatles, Beach Boys… e naturalmente, Verdena!

Molte persone ancora si chiedono se è meglio credere nell’amicizia o nell’amore. Fin dagli anni di “Valvonauta” il trio bergamasco ci ha accompagnati nei nostri momenti di rabbia, tristezza e gioia meglio di un amico e più fedele di una fidanzata. Nel frattempo i Verdena si sono evoluti, arrivando a sperimentazioni sonore incredibili e a un’originalità di cui “Wow”, uscito il 18 gennaio scorso, è degno portavoce.
Il mondo Verdena è un pianeta chiuso, protetto dalle cattive influenze di questa società dedita al commercio sfrenato e alla superficialità.
Luca, il batterista che si trasforma quando ha in mano due bacchette, con le sue parole ci aiuta a capire sempre di più le loro canzoni e il loro modo di pensare.

Buon Wow a tutti.

Disco doppio a 12,90, concerti a 10 euro… Volete bene ai vostri fan oppure avete fatto 6 al Superenalotto e ai TG nessuno ne ha parlato? Io opto per la prima. Magari anche altre band prendessero spunto da questi prezzi…
Ci è sempre sembrata una cosa giusta essere alla portata di tutti. A noi piace quando è così, è una cosa a cui abbiamo sempre tenuto.

Pubblicare un album doppio è sempre un passo importante per un gruppo, ci vengono in mente “Mellon Collie” Degli Smashing, “The Wall” dei Pink Floyd. Quali sono i vostri album doppi della vita?
I primi che mi vengono in mente sono Jimi Hendrix Experience “Electric Ladyland”, il White Album dei Beatles, Oneida “Each One Teach One”, Unwound “Leaves Turn Inside You”, Crosby, Still Nash & Young “4 Way Street”, Husker Du “Warehouse: Songs and Stories”.

“Rossella Roll Over” che riprende “Obladi Oblada”, in “Badea Blues” ri-nominate “Don Calisto” come i Beatles rinominano “Strawberry Fields”, “Fixing A Hole” e altre canzoni all’interno di “Glass Onion”, disco doppio e bianco. Ci sarebbero tutte le credenziali per far sì che sia un’ispirazione ai Beatles. Invece si nota un grandissimo mix di suoni e generi impossibili da ricondurre ad un solo artista. Qual è la musica che avete ascoltato maggiormente durante questi tre anni di lavorazione per “Wow”?
Gli ascolti più frequenti sono stati Beach Boys (Alberto è un vero fan), naturalmente i Beatles, The Residents, Flaming Lips, Daril Day, Melvins, R.E.M., Pink Floyd, Grunge, Mary Jane. Rossella Roll Over è naturalmente un omaggio.

Sempre a questo proposito, in alcune canzoni di “Wow” usate un sottofondo di suoni non convenzionali creati da strumenti impensabili. Quanto contano, questi suoni, per il vostro risultato finale musicale? È solo un divertimento, quello di ricercare musica ovunque o si tratta di una ricerca quasi maniacale?
Kazoo, fisarmonica, piccole percussioni, synth… A volte mettiamo anche suoni strani che non vengono da veri e propri strumenti ma che vanno a creare ad ogni modo un tappeto sonoro, come “Nel Nulla di O.” Ci divertiamo sempre a cercare i suoni giusti e a condire il tutto qualche spezia. È bello perché è un modo di sperimentare anche se a volte la cosa può diventare anche maniacale, come dici tu. Magari passiamo giorni a trovare un piccolo suono che avrà un piccolo spazio sul disco e speriamo sempre che il risultato sia buono.

Nel disco si nota una “non-struttura” (opposta al classico verso-ritornello-bridge) delle canzoni, a differenza dei dischi precedenti. Le più lineari sono “Razzi Arpia Inferno e Fiamme” e “Canzone Ostinata”, musicalmente anche le più “semplici”: appena 2 su 27. Il resto è un continuo cambio di passo e di suoni all’interno del pezzo. Personalmente apprezzo molto questo cambio radicale che avete abbracciato, finora, in ogni disco. Da dove nasce questa continua voglia di reinventarvi? Non avete ancora trovato la “formula giusta” oppure è semplice voglia di sperimentare?
Innanzi tutto c’è la voglia di non riperterci. In realtà ci viene piuttosto spontaneo, quando dopo il tour riprendiamo la vita in studio, questo provare a fare cose nuove dopo che per un lungo periodo ci si è confrontati con un certo tipo di canzoni. Per noi è entusiasmante. Trovare nuove strade è… WoW! Quest’anno per esempio il fatto di comporre partendo dal piano ci ha aiutato ad esprimerci diversamente. Alberto aveva proprio il rifiuto della chitarra e imbattersi nel pianoforte è stata una scelta naturale.
Non puntiamo mai alla formula giusta, diciamo piuttosto che tutto nasce da esigenze compositive che naturalmente, di volta in volta, ci portano a risultati diversi.

Alcuni testi continuano ad essere di difficile comprensione. La vostra idea è, anche per “Wow”, quella di lasciare tutto aperto a qualsiasi tipo di interpretazione?
Penso che Alberto sia notevolmente migliorato. È bello avere diverse versioni di un testo. Penso che a volte cerchi di parlare di qualcosa ma lo fa in maniera inusuale, con un gusto particolare del suono e della melodia che canta.

Io dovevo essere presente al vostro concerto pescarese, poi annullato. So che noi abruzzesi non ci abbiamo fatto una bella figura, sono il primo a dirlo. Vi siete sentiti presi in giro anche voi come noi? (visto che vi hanno fatto andare fin là a montare per il soundcheck e vi hanno bloccato, nemmeno fosse una punizione per un bimbo di 4 anni). Venerdì alle 18 sono rimasto “Attonito”.
Diciamo che io lo vedo come uno “scherzo” un po’ pesante. La data l’abbiamo già recuperata. La cosa importante a cui tenevamo davvero è che la gente che aveva il biglietto avesse potuto essere di nuovo presente al concerto. (e di questo vi ringrazio dato che ho potuto assistere al recupero del 23 febbraio, ndCarlo)

Uscirà presto il vinile di “Wow”. La scaletta sarà la stessa o dobbiamo aspettarci differenze rispetto alla versione su CD?
Il vinile è pronto e avrà la stessa scaletta del CD. Il fatto è che “WoW” era troppo lungo per poter mettere la bonus track. C’è però una differenza nella grafica dell’inlay. La nostra speranza è quella di riuscire a stampare un 7” in vinile questa estate con due pezzi inediti. Vedremo.

Immaginate di essere dei fan dei Verdena che devono descrivere a persone che non hanno mai ascoltato i Verdena ogni album, in ordine, da “Verdena” a “Wow”, con un solo aggettivo. Quali usereste? Io personalmente userei: acerbo, pissichedelico (sì, scritto proprio così), phantastico (anche qui scritto così…), incazzato e geniale.
“Verdena”: altalenante, “Solo un Grande Sasso”: Lento, “Il Suicidio dei Samurai”: caramelloso, “Requiem”: depravato, “WoW”: effervescente.

Gli ultimi CD originali che avete comprato?
Pere Ubu “The Modern Dance”, Peter Gabriel “Peter Gabriel”, Cheap Trick “In color”.

Avete sempre avuto un approccio invidiabile sia nei confronti della musica, sia per la vostra vita privata. Il distacco dalla massa commerciale, poca pubblicità del vostro prodotto. Attualmente siete orgogliosi di quello che avete fatto fino a “Wow”?
Siamo felicissimi, soprattutto dell’opportunità che ci è stata data. Poter suonare e sperimentare da così tanti anni è una figata. Il palco è tutto, non potremmo mai stare senza.

Grazie mille, buon lavoro e in bocca al lupo per il tour.
Grazie, crepi il lupo!

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