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Verdena Endkadenz tour 2015 a Roma: report live e scaletta

L’Endkadenz tour 2015 dei Verdena arriva finalmente anche a Roma, dopo aver registrato successi e sold out in tutta Italia. Ad ospitarlo, un Atlantico Live stracolmo, e ciò testimonia l’ansia dei fans di vecchia e nuova data, di sperimentare dal vivo le sonorità di quest’ ultimo magnifico e controverso album dei Verdena. In molti infatti hanno storto il naso per delle sonorità giudicate (frettolosamente) troppo sature e distorte. Come renderanno dal vivo? Riusciranno a mantenere quell’equilibrio cosi difficilmente raggiunto in studio? Saranno all’altezza?

Questi quesiti affollano la mia mente quando, in perfetto orario sulla scaletta, entrano in scena i Jennifer Gentle, band di una certa esperienza ed unica, in Italia, ad essere sotto contratto con la leggendaria Sub Pop. Con la loro miscela di melodie orecchiabili e pop, incastonate in strutture progressive e sferzate da ventate di psichedelia, riescono a scaldare a dovere l’atmosfera. Tra melodie sghembe, affondi al vetriolo e sospensioni acide, ci regalano un’ora davvero intensa e godibile. Andate a recuperarli, se non li conoscete.

Dopo un cambio palco abbastanza veloce, accompagnati da abbaglianti luci bianche, si affacciano sul palco i Verdena. Se c’era qualche dubbio residuo sulla resa dal vivo dei nuovi brani, viene letteralmente spazzato via dall’attacco di Ho Una Fissa, pezzo apre anche l’album. Precisi, potenti, devastanti, si capisce immediatamente che ormai i (non più) ragazzi di Albino, hanno raggiunto la piena maturità e la piena consapevolezza dei propri mezzi. Il suono è avvolgente, più ruvido rispetto all’album, ma senza perdere quella foschia sonora che rende ogni ascolto di Enkadenz un’esperienza straniante.

Segue subito il singolo, Un Po’ Esageri, che in veste live assume ancora più tiro, risultando estremamente movimentata e divertente, insomma, rock n’roll. Sulla funkeggiante Sci Desertico s’impone il poderoso drumming di Luca Ferrari, un vero e proprio muro a cui il fratello Alberto e Roberta Sammarelli possono appoggiarsi con sicurezza.

Si torna indietro al precedente Wow con Loniterp, piccola odissea di tre minuti tra affondi e sospensioni che i nostri si divertono ad allungare sul finale. A questo punto Alberto si siede al Piano, non una parola col pubblico se non qualche stentato grazie, sono estremamente concentrati sulla loro musica. Vivere di Conseguenza e Contro la Ragione, dalle melodie aperte e sognanti pagano il loro tributo al Battisti di Anima Latina.

Ritornano le chitarre in primo piano con Per Sbaglio e Derek, il pezzo più duro nella scaletta di Endkadenz. A questo punto, il salto nel passato è davvero grande, si torna indietro sino a Solo un grande sasso con Starless, cupa e distorta, accolta da un vero e proprio boato. Viene chiamato in causa, finalmente anche Requiem, vero e proprio album della svolta, con Canos, ossessiva e psichedelica, con il martellante basso di Roberta in primo piano.

E’ il momento della dolcezza: Alberto imbraccia la chitarra acustica e ci ricorda di come i Verdena sanno accarezzarci con struggenti ondate di malinconia. Nevischio è tra le cose migliori mai scritte dal gruppo, di Razzi arpia inferno e fiamme e Trovami un Modo Semplice per Uscirne è inutile anche stare a parlarne…

Vere e proprie urla di gioia accolgono quello che, volenti o nolenti, è un vero e proprio inno della nostra generazione. Sto parlando ovviamente di Valvonauta, e per pochi minuti si ritorna tutti adolescenti,un po’ depressi un po’ incazzati (ora siamo meno depressi ma più incazzati), il pogo che si scatena è di quelli violenti.

Siamo quasi in dirittura d’arrivo, e tra la dolcezza di Scegli Me e l’efedrina di Puzzle, arriviamo alla zeppeliniana Muori Delay, che fa muovere più di qualche fondoschiena in platea. Le luci virano al blu, l’atmosfera si fa eterea, sottomarina, ed arriva la migliore esecuzione della serata: Rilievo, lenta, acida lunare, allungata dalla band fino all’inverosimile in una coda sferzata dalle rifrazioni chitarristiche di Alberto che lasciano tutti in un silenzio estasiato.

La band abbandona il palco, ma solo per qualche minuto. Di nuovo spazio al passato con Luna ed una violentissima Don Callisto (a parte un piccolo problema tecnico sull’attacco, ma si son fatti perdonare in fretta) Chiude l’esibizione Funeralus, ultimo pezzo anche nella scaletta di Enkadenz.

Che dire ragazzi, è stata un’ esibizione di una qualità abbacinante (guarda la fotogallery del concerto). Mi chiedo chi, in Italia, in questo momento abbia una tale qualità, sia di scrittura che di resa dal vivo. Ci penso,mi ci arrovello e la mia risposta è: nessuna! Allo stato attuale delle cose, i Verdena sono la miglior band italiana in circolazione (e tra le migliori al mondo), punto.

Scaletta:

Ho una fissa

Un po’ esageri

Sci desertico

Loniterp

Vivere di conseguenza

Contro la ragione

Per sbaglio

Derek

Starless

Lui gareggia

Canos

Nevischio

Trovami un modo semplice per uscirne

Razzi arpia inferno e fiamme

Inno del perdersi

Valvonauta

Puzzle

Scegli me (in un mondo che tu non vuoi)

Muori delay

Rilievo

 

ENCORE

Attonito

Luna

Don Callisto

Funeralus

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