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Sylvain George è un cineasta, poeta e antropologo prezioso, che racconta realtà spesso marginali, eppure prepotentemente attuali.

Vers Madrid” — presentato al Nuovo Cinema Aquila di Roma per la rassegna Contest e di cui a Venezia 2012 avevamo visto la versione work in progress (qui l’intervista all’autore) — è una ballata in tre capitoli sul movimento 15M degli indignados, «il primo grande movimento spontaneo duraturo del mondo occidentale XXI secolo».

Una scossa etica dal basso contro la corruzione del sistema politico e l’arroganza di quello economico, impegnato in volatili transazioni di enormi capitali, mentre il lavoro si volatilizza anch’esso.

Puerta del Sol a Madrid è diventata il centro dal quale si irradia un’utopica forma di democrazia partecipata, con assemblee cittadine di diecimila persone: un ritorno alla concezione originaria della piazza come agorà, luogo del dibattito assembleare sulla cosa pubblica, strumento consapevole e norma condivisa della vita della polis. Politica possibile solo in un recupero necessario di una condizione etica, dunque. Alla quale Sylvan George aggiunge, in un continuum, la dimensione estetica.

George definisce infatti i suoi film come «poetiche incendiarie»: non c’è manipolazione narrativa, l’autore rifiuta il principio mimetico, la costruzione di personaggi, e si affida alla libera e sperimentale associazione di immagini.

Certo si tratta di una messa in scena soggettiva, che assume con fermezza una posizione politica, volta ad attuare un rovesciamento dialettico che illumini sulle istanze umane, prima di tutto, alla base di un movimento colto nel momento, nell’istante in atto, prima di farsi Storia.

Ecco dunque che il documentario opera per libere associazioni di immagini, quasi delle “correspondances” baudelairiane, cercando di cogliere lo spirito del “tempo” più che di informare sul cosa è accaduto, con uno stile a metà tra il newsreel e il montaggio lirico.

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Contro

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