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  • Versailles: Dust & Chocolate

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Rivoluzioni mancate

Due ragazzi giovani e di talento, un disco autoprodotto e tante idee fuori dalla norma. Sembrano gli ingredienti migliori per sfornare un buon album, ma non è questo il caso dei Versailles: ci provano, questo è palese, ma più si ascoltano e più sembra di aver già sentito qualcosa di simile.

Le influenze del sig. Ian Curtis sono evidenti e profonde, e la cosa potrebbe anche essere positiva, ma l’idea di brutta copia è dura da cacciare via.
Tante belle idee, ma questa rivoluzione? È davvero difficile capire precisamente dove vada a collocarsi.
Peccato.

Vogliono fare qualcosa di innovativo, ma finiscono con lo scimmiottare chi ha davvero fatto la storia. Sembra che giochino a fare gli alternativi, circondandosi però di un’aura di paroloni intellettualoidi che dovrebbero dare un tono, ma che alla luce dei fatti… non servono proprio a niente.

Pro

Contro

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