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Verso un approdo

C’è un cielo plumbeo e carico di pioggia ad accogliere la trasferta milanese dei Meganoidi. Il palco, montato a ridosso della facciata del Politecnico, è scoperto, e in caso di precipitazioni il concerto potrebbe non avere luogo. Sebbene l’eventualità scateni gli scongiuri dello staff, l’atmosfera incerta è uno sfondo decisamente adeguato per l’esibizione di una band che ha da tempo preso le distanze dalla solarità e dalla spensieratezza degli esordi ska-core.
Poiché si tratta di un evento gratuito organizzato in ambito universitario, il pubblico è composto prevalentemente da studenti festanti e non esattamente sobri che senza dubbio gradirebbero ballare sui tempi in levare di cui i Meganoidi sono stati portabandiera; le ultime uscite discografiche, caratterizzate da ricercatezze stilistiche di tutt’altro spessore, mettono quindi i genovesi nella posizione di dover obbligatoriamente sfoggiare una performance da supereroi se davvero vogliono portare il pubblico dalla loro parte.
Per fortuna ai cinque l’energia e la concentrazione non mancano: entrano in scena con una doppietta incendiaria composta da “At Dusk” e “Inside The Loop”, fuse assieme in slancio; la ricezione da parte della platea è istantanea, e si scatenano le danze. Ciò che si nota nel corso del concerto è come la scaletta sia messa a punto in modo quasi scientifico, come il dosaggio di brani riflessivi e di sprazzi di velocità liberatoria sia sempre effettuato con grande senso della misura. C’è chi balla anche quando non dovrebbe (e sono molti), ma probabilmente va bene così.

“Granvanoeli”, l’ultimo lavoro, occupa un posto centrale nella setlist; la relativa difficoltà d’ascolto che penalizzava il disco, dovuta principalmente a un approccio compositivo non ancora perfettamente a fuoco, in questa sede è del tutto stemperata grazie al dinamismo di esecuzioni mai compiaciute che fanno dell’asciuttezza e della precisione le loro qualità vincenti.
Agli arpeggi spettrali e ai Neurot-ismi di canzoni come “The Millstone” e “Dai Pozzi” si alterna la psichedelia rabbiosa dei brani estratti da “And Then We Met Impero”, l’EP che nel 2005 lasciò di sasso tutti coloro che sui Meganoidi non avrebbero mai puntato un euro; “Then” è uno degli highlight della serata assieme a “My Redemption Song”, brano che ha resistito dagli esordi del gruppo fino a ora grazie a una continua revisione dell’arrangiamento: oggi è arricchita da un’intensa coda chitarristica di matrice post-core.
Dopo una breve pausa i cinque tornano sul palco per il bis e una parte di pubblico chiede a gran voce “Supereroi Contro la Municipale”. Che con una sola tromba in scena la cosa sia abbastanza improbabile sembra importare poco agli affamati di ska; Davide riesce a deviare la richiesta imbastendo uno strampalato monologo a proposito della sua devozione nei confronti dell’amico Luca. Il concerto si conclude con “Zeta Reticoli”, il vero classico della band: tutti ballano, tutti cantano. I Meganoidi ringraziano sentitamente e, per merito di una serietà encomiabile e una maturità ormai pienamente raggiunta, portano a casa un successo che sulla carta appariva tutt’altro che scontato.

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