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Verso una Convenzione Internazionale?

Dopo l’Italia, ora ci si mette anche l’Argentina a scalfire il principio di neutralità dell’intermediario della rete.
La notizia è stata pubblicata il 5 marzo scorso dal TGCOM: un giudice di Buenos Aires ha condannato le filiali locali di Yahoo e Google a risarcire una modella ed attrice locale perché, attraverso una ricerca filtrata da tali motori, il suo nome e la sua immagine sarebbero apparsi su alcuni siti pornografici. Sfruttando la pubblicità derivante dalle fotografie della donna, i siti offrivano prestazioni sessuali a pagamento.
Il Tribunale sudamericano ha così condannato le due società ad un risarcimento, nei confronti dell’istante, della somma di 120.000 pesos (circa 25.000 Euro).

A nulla sono valse le difese dei convenuti, che hanno ovviamente dichiarato di non aver mai creato i siti in questione, né di averne mai condiviso gli utili. Secondo il giudice, invece, sia Google che Yahoo avrebbero avuto i mezzi tecnici per evitare la lesione dei diritti della modella. Un colpa quindi “in vigilando“. Il Tribunale si è richiamato ad un precedente emesso proprio da una Corte Argentina che, nello scorso luglio, aveva condannato sempre Google e Yahoo a 10.000 euro di risarcimento a favore di un cantante rock, la cui immagine era apparsa, a sua insaputa, su di un sito.

Questi episodi, che seguono quelli recentemente commentati su questa rubrica, impongono una considerazione, oltreché giuridica, di opportunità giuridica.
Le vecchie regole con cui gli Stati hanno, sino ad oggi, regolato la responsabilità civile stanno dimostrando la loro inidoneità a disciplinare anche la blogosfera. Il principio per cui chiunque ha in custodia un bene si deve assumere anche la responsabilità oggettiva per i danni cagionati da tale bene (salvo riesca a provare il caso fortuito, secondo la dizione del codice civile italiano), è ragionevole in una realtà materiale, dove le interferenze dei terzi possono essere controllate e, in gran parte, evitate con un comportamento diligente. Al contrario, ciò non è più possibile in una rete la cui caratteristica principale è proprio la multi-interattività.

Stabilire ex ante, ossia in via generale e preventiva, la responsabilità dell’Internet Service Provider per gli illeciti posti da siti in esso indicizzati, comporterebbe la chiusura di molti siti e blog, per come li conosciamo oggi. Difatti non esistono filtri o altri strumenti che consentano un controllo anticipato sulle attività illecite. Ben più possibile, invece, è chiedere all’ISP che provveda immediatamente all’eliminazione del contenuto illecito ex post, ossia dopo la segnalazione di violazione.

Opportunità suggerisce dunque una deroga alle norme per come sino ad oggi scritte, deroga giustificata proprio dalla diversità di internet rispetto alla realtà materiale. E la via per siffatta normazione, a nostro avviso, passa attraverso un coordinamento delle legislazioni degli Stati.
Forse sarebbe necessaria una Convenzione Internazionale, cui aderiscano tutti i Paesi ove motori di ricerca come Google o Yahoo vogliano operare, senza perciò vivere l’incubo di continue citazioni in Tribunale per causa degli illeciti di terzi.

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