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Verso Venezia 71, alla scoperta di Orizzonti

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha due sezioni ufficiali competitive: il Concorso e Orizzonti.

«Sono due facce della stessa medaglia», spiega il direttore Alberto Barbera alla conferenza stampa di presentazione della 71esima edizione del festival più antico e prestigioso del mondo. Si tratta infatti di osservare, nelle diverse cinematografie afferenti ad altrettante aree culturali, due modi diversi e complementari dello scrivere un film, e di produrlo soprattutto.

Orizzonti è un concorso internazionale dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive, un panorama ad ampio spettro sui cineasti emergenti che agitano la cinematografia mondiale. In pratica, Orizzonti risponde alla domanda: “In che direzione sta andando la cinematografia mondiale? Cosa bolle in pentola?”.

Tra i titoli più attesi di quest’anno: “La vita oscena” di Renato de Maria, con Isabella Ferrari, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Aldo Nove, che cura la sceneggiatura assieme al regista. Una favola nera che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di un ragazzo, attraverso un cupo e visionario viaggio tra i suoi traumi e dentro la sua solitudine. Da segnalare la fotografia di Daniele Ciprì, mentre il suo ex-sodale Franco Maresco firma la regia di un’altra opera di Orizzonti molto attesa, e che sicuramente farà discutere: “Belluscone, una storia siciliana”, sorta di documentario grottesco che cerca di tirare le somme del ventennio berlusconiano da un punto d’osservazione privilegiato, la roccaforte siciliana sempre fedele al Cavaliere. Le interviste ad Antonio Ingroia e Peter Gomez si alternano a quelle di Marcello Dell’Utri e Gianfranco Miccichè, in un puzzle sarcastico e ironico nello stile tipico del padre di Cinico Tv.

Spostiamoci dall’Italia, Orizzonti è anche un focus inedito sul mondo: dalla Georgia (Salomè Alexi con un film sulla speculazione immobiliare di sicuro impatto, “Line of Credit“) all’India (“Court“), fino all’estro francese del pluripremiato Quentin Dupieux (“Reality“), e senza dimenticare il cast d’eccezione di “Cymbeline”, adattamento dell’opera di Shakespeare firmato da Michael Almereyda (già autore di “Hamlet 2000″) e interpretato da Ethan Hawke, Milla Jovovic e Ed Harris.

Per tutti il primo appuntamento è mercoledì 27 agosto con il film d’apertura della sezione: “The President” di Mohsen Makhmalbaf. Il maestro del cinema iraniano è da anni costretto all’esilio, e da Londra, sua città adottiva, torna con il suo primo film in lingua inglese, ambientato in un immaginario paese caucasico dove un dittatore, il cui regime è stato capovolto con un colpo di stato, incontra il popolo che aveva dominato in passato. Un film su cui è facile immaginare una forte concentrazione mediatica, data la stringente attualità della tragica ed esplosiva situazione in Medioriente.

E ora una rapida panoramica sugli intenti artistico-programmatici di Orizzonti e sulle sue origini, per rispondere alla domanda: “Quali film vengono selezionati? E da dove nasce l’esigenza di questa sezione?”. Negli anni della direzione Müller, sotto la cui egida Orizzonti è nato, sempre più chiara era l’intenzione di fare di questa sezione una vetrina privilegiata del cinema sperimentale, spesso antinarrativo, nelle sue contaminazioni con la videoarte.

Con la direzione Barbera si è avuto l’impressione di un cambio di rotta, con uno spostamento dell’orizzonte programmatico, rivolto soprattutto a quelle opere non canalizzate dalle grandi case di produzione, frutto di bravi narratori che stanno definendo il proprio stile autoriale. Spesso, infatti, i film di Orizzonti sono progetti nati e supportati da enti di alta formazione per le professioni del cinema, come il Torino Film Lab, il Sundance Institute e il Doha Film Institute: veri e propri laboratori per la promozione di nuovi talenti, che rappresentano una realtà in crescita e d’importanza strategica.

Non solo training e development per la realizzazione dei progetti: questi enti si occupano anche del funding, cioè della ricerca fondi per la produzione del film. Un’opportunità imprescindibile per i creativi di tutto il mondo, un varco che fino a qualche tempo fa non esisteva e che ha una duplice significativa portata: rivoluzionare le strategie produttive nel quadro di una flessione economica quasi cronica, e dell’enorme cambiamento apportato dal digitale, e ampliare il mondo di storie da raccontare, dando la possibilità a filmmakers indipendenti di misurarsi col pubblico, mettendo così in luce sensibilità artistiche preziose capaci di esprimere un punto di vista interessante su realtà spesso lontane da noi, e che pure, magia del cinema, percepiamo come sottoposte a tematiche universali.

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