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  • Vessels: Dilate, la nostra recensione

    BIAS / Goodfellas

    Data di uscita: 03-03-2015

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La trasformazione è completa. I Vessels dopo 4 anni di lavoro in studio e sperimentazioni, tornano con Dilate, un album che rispecchia appieno la loro evoluzione. Ne abbiamo visto i passaggi nei due EP, Elliptic e On Monos, usciti rispettivamente a fine 2013 e fine 2014. Il percorso è stato graduale, ma il risultato è notevole: una scatola che racchiude la techno-ambient dei primordi e il “physical electronic rhythm” di oggi. Ogni bit è suonato live, niente di campionato, come se il sintetizzatore fosse una chitarra.

Il ritmo di Dilate prende le mosse da un’euforia da dancefloor che rimescola le carte della composizione musicale dei Vessels: i synth fanno da padroni, i battiti elettronici arrivano caldi, la musica si scompone in melodie cristalline, a tratti ballabili, poi soft. Fin dal primo brano “Vertical” si percepiscono i richiami all’elettronica in stile Jon Hopkins e Moderat, ritmi incalzanti e quasi ossessivi mescolati a dream-techno. Quest’ultima la ritroviamo anche in “On Your Own Ten Toes” e più malinconica in “Attica”, un brano star-gaze composto da synth che si intensificano nel finale da vera techno-club. La punta di luce del disco è la voce femminile eterea presente in “As You Are” e “On Monos”, incorporeità straniante ed estremamente evasiva che si insinua nella testa dell’ascoltatore fino a farlo viaggiare in posti lontani.

L’album deve sicuramente molto al produttore Richard Formby (Spectrum, Wild Beats, Darkstar) che ha saputo condurre il quintetto di Leeds nella creazione di un’ elettronica calda e avvolgente, per niente fredda e asciutta nella campionatura. Uno stile di grande finezza e qualità ma che non resta esclusa dalla musica da club.

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Contro

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