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Veterans of the psychic wars

Nonostante una volontaria assenza dal mercato discografico oramai giunta al settimo anno, la storica formazione guidata da Buck Dharma ed Eric Bloom gode di una meritata fama di stacanovista del palco, costruita anno dopo anno e tour dopo tour. Così dopo la data romana di quest’estate, il carrozzone dell’Ostrica Blu torna in Italia e fa tappa in quel di Trezzo Sull’Adda, in quella terra di nessuno ai confini tra il milanese ed il bergamasco. L’evento, per lo meno per chi scrive, è di portata storica e gli unici dubbi riguardano la scaletta: sbirciando qua e la sul web ci si poteva fare un’idea di quanto avrebbero proposto, ma la speranza come sempre è l’ultima a morire ed è sufficiente origliare le conversazioni del pubblico per capire come sotto sotto ciascuno dei presenti si aspetti il ritorno nella set-list di qualche grande classico (chi ha detto “Astronomy”?).
Già, il pubblico… Un manipolo di ultra quarantenni accorsi in processione per onorare l’ ostrica blu, chiome più o meno folte di capelli ingrigiti dallo scorrere del tempo che può aver segnato i fisici ma che non è riuscito a scalfire il desiderio di ancora un’altra serata rock’n roll. Il rito è fissato per le 22:30, quando i sacerdoti Bloom e Dharma prendono possesso del palco, accompagnati dal factotum Richie Castellano (tastiere, chitarra e cori), dal drummer Jules Radino ma soprattutto dall’iconico Rudy Sarzo al basso. Sfuma l’intro e ci si tuffa subito in pieni anni ’70 con “This Ain’t The Summer of Love”, che all’epoca apriva il mitico “Agents Of Fortune” e che questa sera introduce un set in cui verrà esplorato buona parte della ultratrentennale repertorio del Culto. La band non si perde in troppe chiacchiere, e per buona parte della serata lascerà parlare la musica, limitando l’interazione con il pubblico al minimo indispensabile. Il viaggio a ritroso nel tempo prosegue con “Before The Kiss A Redcap”, per la gioia suprema di un pubblico che viene successivamente devastato da una memorabile versione di “Burning For You”.

Per l’età che ha Bloom canta ancora alla grande, ma tutte le orecchie sono per Buck Dharma, a nostro modesto parere ancora uno dei più grandi chitarristi inattività. Lo stillicidio di emozioni continua con “Black Blade”, “ME262″ e “Buck’s Boogie”, tra le quali spunta a sorpresa una “Joan Crawford” che porta quasi alle lacrime il vostro umile cronista. Nel frattempo, sul palco scorazza libero e selvaggio Rudy Sarzo, l’unica vera rockstar oggi presente, per lo meno dal punto di vista del fisico e della presenza scenica. La cosa viene abbondantemente cavalcata dai due grandi vecchi, che lo presentano al pubblico citandone l’impressionante curriculum, accompagnando il tutto con brevi scampoli di alcuni brani che ne hanno caratterizzato la carriera, da “Metal Health” dei Quiet Riot a “Crazy Train” di Ozzy passando per i Whitesnake.
Terminato il simpatico siparietto, si torna a celebrare l’Ostrica Blu con una sequenza da infarto che vede alternarsi “The Last Days Of May”, “Harvest Moon” ed “I Love The Night”, tra le quali Bloom e Dharma infilano a tradimento il cavallo di battaglia “(Don’t Fear) The Reaper” e la mostruosa “Godzilla”: audience in pieno nirvana musicale, e main-set che volge al termine. I pochi minuti di pausa vengono sfruttati dal pubblico per reclamare a gran voce le grandi assenti (“Astronomy” e “Cities On Flame With “Rock’n Roll”), purtroppo destinate a rimanere tali: per accomiatarsi dal Live Club la band decide di premere sull’acceleratore regalandoci il rock’n roll al fulmicotone di “Hot Rails To Hell” ma soprattutto la cattivissima “See You In Black”.
Un grande concerto, una grande band e, caso mai ce ne fosse stato bisogno, un’ulteriore prova di inossidabilità. Di questi tempi la musica non è più quella di una volta, ma serate come queste ci riconciliano con il rock’n roll.

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