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Viacom vs Google

Anche con riferimento alla normativa in tema di intermediari della rete, gli Stati Uniti sono un passo avanti rispetto al Vecchio Continentale ed, in particolare, rispetto all’incertezza e al disorientamento dei magistrati italiani.

Si è parlato, in precedenza, di come i nostri Tribunali, con un orientamento isolato rispetto al resto del mondo ritengano l’intermediario internet (colui cioè che mette a disposizione dei propri utenti uno spazio sulla rete) responsabile per i contenuti caricati dagli utenti stessi.
Così, i giudici italiani hanno dichiarato Google responsabile, prima, per lesione di copyright su alcune puntate del “Grande Fratello” caricate su Youtube da alcuni netizen; poi, per il video di un disabile malmenato dai suoi compagni e diffuso anch’esso su YouTube.

Un contenzioso simile si è di recente presentato all’attenzione del Giudice federale di New York, Louis Stanton, che lo scorso giugno 2010 ha emesso invece sentenza di assoluzione nei confronti di “Big G”.
Viacom, titolare dei diritti televisivi su MTV e Comedy Central, aveva chiesto, tre anni fa, un miliardo di dollari come risarcimento per 150 mila video, prelevati dalle predette emittenti e piratati senza autorizzazione sulla piattaforma YouTube, di cui è proprietario il colosso del web.
La difesa di Viacom aveva prodotto una serie di documenti attestanti una generica consapevolezza da parte di Google circa i video illeciti. Di tanto, il noto portale si sarebbe avvantaggiato in termini di traffico internet, pubblicità e quindi economicamente.

Tuttavia, il giudice Stanton, che ha preso atto di tale circostanza, dichiarando in sentenza che i gestori di Google “non solo ne erano genericamente al corrente ma ne erano anche contenti, poiché il materiale pirata era interessante per gli utenti“, ha poi stabilito che la “generica consapevolezza” dell’esistenza di video pirata sulla piattaforma, senza tuttavia la cognizione di quali video, in concreto, siano quelli incriminati, esclude a priori la colpa dell’intermediario.
Big G, del resto, in passato, si era dimostrato collaborativo, rimuovendo nel febbraio 2007, entro un giorno lavorativo, dieci mila video pirata segnalati da Viacom .

Il Digital Millenium Copyright tutela infatti i gestori di siti internet per le violazioni al copyright fatte dagli utenti quando, avvertiti di ciò dai titolari dei diritti, provvedano a rimuovere prontamente i contenuti illeciti.
Ma la sua applicazione non era data per scontata e la sentenza, oltre a rappresentare una vittoria rilevante per Google, spezza una lancia in favore di tutti i gestori di portali internet, come per esempio FaceBook o Myspace, che da oggi potranno tirare un sospiro di sollievo.
Passa dunque, almeno negli USA, la lezione sul principio di neutralità dell’intermediario.

Ma il Dmca non vale in Italia, dove ancora non esiste una normativa o un orientamento giurisprudenziale tale da garantire ai gestori di siti internet la neutralità. L’unico corpo normativo, invero assai povero, è il D. Lgs n. 70/2003.
Ciò ribadisce ancora una volta la storica difficoltà delle società straniere ad investire in un Paese dove la legislazione è sempre arretrata e tende a tutelare le forze economiche storicamente più consolidate.

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