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Viaggio tra identità che non si toccano

Incuriositi dalla preziosa fotografia e dal minimalismo della sceneggiatura, abbiamo incontrato il regista e i due attori protagonisti per fare qualche domanda di approfondimento.

La prima scena del film si apre in un teatro. La coppia, nella rappresentazione, afferma chiaramente la propria distanza. Viceversa, in tutto il film i due protagonisti evitano il confronto dialogico. Nella finzione si può chiarire quello che nella realtà resta inespresso?
Selim Evci: Il primo motivo per cui ho iniziato il film con una mise en scene teatrale è per rimarcare che ciò che avviene nella realtà è diverso da ciò che avviene su un palco. Quella scena tecnicamente è una parentesi d’apertura; quando si chiude, comincia la vita reale.

Si parla di una coppia giovane in una Istanbul a metà tra rinnovamento culturale e resistenze del passato. Quali elementi del nuovo sono filtrati e quali della tradizione resistono nella giovane coppia?
Selim Evci: Nel film c’è l’elemento di contrasto tra tradizione e modernità. Ho messo in scena una situazione verosimilmente au milieu dei due estremi. Il ritmo di vita a Istanbul è quello della grande città, che impone l’accettazione degli elementi di rinnovamento e compromesso multiculturale nei ritmi frenetici con cui il pensiero, le usanze e le mode si evolvono. La tradizione è talvolta superata dalle nuove convenzioni ma non completamente rigettata
Kaan Keskin: la Turchia è un paese molto eterogeneo socialmente, religiosamente, sentimentalmente. Il mio personaggio presenta tratti molto sfaccettati e talvolta connivenze tra vecchio e nuovo; la modernizzazione è un corso degli eventi che talvolta si subisce acriticamente e ci si comporta senza una reale coerenza o consapevolezza. Per questo sono portato a dire che molto più spesso sono le tendenze e le forme, non tanto la sostanza degli ideali della tradizione che cambiano. L’identità nazionale è una cosa che muta nel corso di anni, le mode che cambiano sono più che altro declinazioni con, talvolta, piccoli elementi di novità.

La protagonista del film si esprime con un silenzio impassibile e contraddistinto da una nonchalance femminile. Che valore hanno i tuoi silenzi e quale caratteristica del tuo personaggio ha rappresentato il maggior elemento di sfida?
Gulcin Santircioglu: Il ruolo tradizionale della donna nel mondo turco è di una personalità socievole, molto aperta al dialogo. Il silenzio del mio personaggio è il suo essere sovversivo rispetto alla tradizione. Quindi la persona accumula conflitti ed emozioni, rabbia, contrizione sempre più forti fino a trascendere nel conflitto. Per quel che riguarda il mio personaggio, la maggior sfida è stata rappresentata dall’inscenare un processo di crescita e diversificazione: la Selin dell’inizio cambia, appena abbandona Istanbul per il viaggio con Merc inizia a mutare il suo comportamento, e alla fine della storia è completamente diversa.

E per il personaggio maschile?
Kaan Keskin: il mio personaggio è un fotografo di professione, quindi abituato a demandare il linguaggio all’immagine. Non è in grado di affidare troppo alla comunicazione le sue emozioni. Rispetto a Celine è un personaggio meno forte, e quindi molto spesso ripiega la soluzione dei suoi conflitti nell’introversione. Ovviamente il fatto che la donna sia dominante è una mia visione personale.
Selim Evci: in realtà il silenzio è uno dei problemi della coppia. Si protrae lungo tutto il film finché il conflitto non scoppia nell’ultima parte. Se ci fosse stato un piano della comunicazione normale, non ci sarebbe stato il finale che abbiamo inscenato, e molti problemi si sarebbero risolti attraverso l’appianamento della chiarezza tra i due.

Novità per il futuro dopo questo esordio?
Selim Evci: probabilmente riprendere il tema del titolo, che metaforizzava un viaggio interiore senza serie incalzante di eventi e che transitava dalla città al mondo più ameno della campagna. Mi piacerebbe girare un viaggio in senso contrario, con personaggi completamente diversi.

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