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Victoria Station Disorder: Aspettando A Night Like This Festival…

Abbiamo chiacchierato con Edoardo Arcuri dei Victoria Station Disorder per parlare dei loro progetti e soprattutto della loro partecipazione al festival di Chiaverano (TO) A Night Like This, che quest’anno avrà luogo il 18 luglio. Buona lettura!

Come mai la scelta di A Night Like This Festival? Conoscete qualche altra band tra quelle che suoneranno?

ANLT è sempre stato un festival con una programmazione valida, per noi è un’opportunità per farci conoscere e quindi l’abbiamo presa al volo, inoltre qualcuno di noi ha seguito anche le scorse edizioni tra il pubblico e non è mai rimasto deluso dunque siamo orgogliosi di poter partecipare. In scaletta ci sono molti gruppi interessanti, con alcuni abbiamo condiviso il palco in altre situazioni vedi Edipo e Parados. Speriamo di poter vedere più live possibili.

In questi anni in cui suonate quali considerazioni potete fare sul pubblico che vi ascolta? La gente si dimostra aperta alle novità o non ha voglia di conoscere nuove band?

Il pubblico è diffidente per antonomasia ma ha voglia di essere stupito da nuove proposte. Da parte nostra tentiamo di offrire uno spettacolo piacevole, che non stanchi, pur mantenendo la nostra anima sperimentale. Ma poi durante i nostri set il pubblico è l’ultima delle nostre preoccupazioni, ci fidiamo delle persone che vengono a sentirci, e questa fiducia spesso ci viene ricambiata.

Parlate del vostro ultimo Ep e delle differenze rispetto ai precedenti.

Con “Non è Questo Il Giorno” sono cambiate un sacco di cose, mentre rispondo a questa domanda stanno cambiando ancora, chissà cosa ci verrà in mente in futuro. Innanzitutto ci sentiamo migliorati tecnicamente, a livello di suono e di performance live: la necessità di fare qualcosa che per noi era nuovo si sentiva un sacco nei primi lavori; in “Non è questo il giorno”, che di fatto è il nostro terzo EP parliamo un linguaggio più consapevole, masticato e maneggiato in saletta e sul palco. Ovviamente è cambiata la produzione, dietro abbiamo i ragazzi della nostra etichetta (Gente Bella) quindi è tutto più curato. L’ingresso della voce di Pernaz poi ci ha rivoluzionato in tutti i sensi.

La vostra musica unisce i generi più disparati, dal rock duro e puro all’elettronica. Quali sono le vostre influenze? In questo periodo cosa state ascoltando?

Citiamo sempre Animal Collective, Aucan, CCCP, Nine Inch Nails come influenze, ma ci facciamo influenzare poco… Gli altri non so, personalmente sono un pessimo ascoltatore. Conosco poca musica e non seguo con attenzione i cambiamenti della scena musicale.

Disordine e anarchia sono termini che vengono spesso associati a voi: è una vostra filosofia, un po’ come quella punk, oppure si tratta solo di semplici attributi per descrivere la vostra musica?

Ad essere punk è l’approccio: quello che ci interessa è di rendere viva l’elettronica, soprattutto a livello di performance: in questo senso il ruolo della chitarra di Daniele è fondamentale. Siamo da sempre affascinati dal concetto di disordine e ancora più affascinati quando il disordine in musica viene regolato e canalizzato: la nostra elettronica è costruitissima pur nascendo da sperimentazioni, e nei live set ci sono pochissimi momenti veramente improvvisati. Considerando poi che suoniamo il 70% della nostra musica attraverso dei software non potremmo definirci anarchici. Comunque viva l’anarchia.

Avete in progetto, nel futuro, di fare un album oppure manterrete il format Ep?

Volendo parafrasare un pezzo dei Magellano, “Al terzo pezzo il disco ci ha già rotto il cazzo” e in parte sottoscrivo, adesso ci troviamo a nostro agio con la formula EP. Un EP è più fruibile, meno impegnativo anche economicamente, e se lo presenti dal vivo non sei costretto a sacrificare dei pezzi: Facendo un set di mezz’ora-quaranta minuti, un EP lo puoi suonare dall’inizio alla fine.

 

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