Home > Interviste > Videodreams: Video sogni e musica

Videodreams: Video sogni e musica

Arrivano da un paese vicino alla fredda Udine per suonare al Festival Mi Ami e portare un raggio di sole tra pioggia e nuvole nere. Non potevamo farceli sfuggire. Il loro sound spensierato e riflessivo è pura aria fresca nel mondo musicale.

Nella recensione del vostro EP “The World” vi abbiamo definiti ingegneri della musica. Oltre agli strumenti base c’è un importante sottofondo musicale fatto perlopiù al computer, come nasce questa ricerca?
Filippo:
Non siamo proprio dei secchioni come ci avete definito voi [risate]. Molte canzoni nascono direttamente dall’uso del PC. C’è una ricerca naturale dei suoni, ma non è l’unico nostro punto di riferimento. Per certe canzoni come “Give, Take And Give Again” tutto parte da un giro di basso, mentre per altre tutto può nascere dalla chitarra per esempio.

Avete già suonato al Mi Ami? Cosa significa suonare in un festival così importante?
Marco:
Per me è la prima volta. Filippo ha già suonato qui l’anno scorso con un suo progetto parallelo e quindi è più avantaggiato perché conosce già il clima di questi tre giorni milanesi. [Passa una sirena della polizia a tutto volume che copre le parole. Silenzio. Risate].
F: Noi amiamo maggiormente suonare nei locali dove l’atmosfera può essere più intima, dove ci sentiamo maggiormente a nostro agio. Ma anche in queste occasioni è divertente suonare anche per confrontarci con persone che magari non conoscono il nostro progetto.

Con che scopo nascono i Videodreams? Che persone vogliono catturare?
F:
Siamo nati dalle ceneri di un gruppo punk. Per noi non è un hobby. Facciamo musica perché ci crediamo veramente. Suoniamo musica per fare musica vera, e ci piacerebbe un giorno poter vivere di musica. Non abbiamo un target preciso. Sicuramente ci piacerebbe anche andare oltre la nostra nazione italiana, magari in Germania dove la situazione è più consona a noi. All’estero la lingua inglese è più accettata, mentre in Italia ancora ci sono ancora delle difficoltà ad accettarla. Ultimamente stiamo collaborando con una etichetta delle parti di Milano che ci sta aiutando a trovare qualche contatto per poter suonare in giro per l’Europa.

Come gestite la vostra vita in studio e quella live?
M:
Domanda difficilissima. [risate] F: A dir la verità non passiamo moltissimo tempo in sala prove, io prima vivevo un po’ più distante rispetto al resto del gruppo. A parte quello, ci troviamo soprattutto prima dei live e da queste situazioni ne approffiattiamo anche per approfondire alcuni aspetti musicali.

Vivete quindi dalle parti di Udine…
F:
Siamo della provincia, che è quasi come una regione.
M: La situazione da noi a livello di intensità e di gruppi è più fertile di quanto si possa pensare. Ieri proprio qui al Mi Ami hanno suonato i Charleston, che vengono dalle nostri parti. Anzi a dirla tutta sono proprio nostri cugini, non solo metaforicamente. E quindi, anche se dove abitiamo siamo in quattro gatti, la situazione musicale è davvero interessante.

Ascoltando “The World” si ricevono allo stesso tempo sensazioni riflessive e spensierate. A voi la musica cosa ha regalato fino a adesso?
F:
Ora che abbiamo un po’ più di esperienza, è come mettersi al servizio della musica. Quando suono penso a me e a come far al meglio il pezzo. C’è uno scambio a livello emotivo molto alto che ti porta al divertimento puro e semplice.
M: Al di fuori della mia vita musicale faccio l’operaio, mentre Filippo è grafico. Per noi la musica, con quello che ci regala, è davvero molto importante anche se a volte è davvero faticoso unire questi due mondi che fanno parte di noi. Magari dopo l’ipotetico tour in Germania tutto sarà più facile.

La vostra canzone “Maybe, I” è davvero un’ottima composizione. Come nascono per i Videodreams le canzoni?
F:
I testi di solito arrivano dopo. C’è un lavoro svolto al computer e poi ci si ritrova insieme per arrangiare il tutto. Di base la linea che seguiamo è questa.

C’è un filo conduttore che unisce i pezzi di “The World”?
F:
L’album parla un po’ di quello che c’è delle nostre situazioni e della nostra filosofia di vita. Nello specifico descrive sì il mondo e quello
che c’è dentro ma è anche ispirato alla carta “Il Mondo” dei tarocchi, che è l’ultima carta e riguarda la realizzazione totale.

Scroll To Top