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Vietnam, guerra e violenza

Il 16 marzo 1968 un gruppo di soldati statunitensi della Compagnia Charlie compirono una strage di civili inermi in un villaggio vietnamita, My Lai, massacrando, violentando e uccidendo più di 500 persone, soprattutto anziani, donne e bambini. I pochissimi superstiti furono salvati in extremis solo dall’intervento del sottufficiale Thompson; il fatto venne alla luce grazie all’inchiesta premio Pulitzer del fotoreporter Seymour Hersch e viene ora raccontato da “My Lai Four“, un film dal cast internazionale diretto da Paolo Bertola.

Ne parliamo con uno degli interpreti, Riccardo Flammini: «In quel villaggio furono commessi, per pura follia, gravissimi crimini di guerra; benché in Occidente non sia molto noto, in Asia il massacro di My Lai è percepito come un vero e proprio Olocausto.
Il nostro film è un po’ anti-americano, certamente l’immagine dell’esercito USA non ne esce bene; potremmo definire “My Lai Four” un docu-drama, per l’approccio realistico e perché è tratto da una storia vera, ma è anche un action-movie, un film “da maschietti” pieno d’azione, con esplosioni ottenute usando vero esplosivo, un film di guerra sul genere di “Platoon”, come non se ne vedono spesso in Italia: in questo senso il produttore Gianni Paolucci è stato molto coraggioso ad investire in un progetto così inconsueto per la nostra cinematografia attuale. Credo che sia anche un’opera emotivamente forte, capace di colpire gli spettatori, molto commovente».

Dove avete girato e quanto sono durate le riprese?
Abbiamo girato per otto settimane nelle Filippine, sei delle quali passate nella giungla pluviale dove la temperatura sfiora i 45° gradi e il tasso di umidità è al 98°: per un’europeo è un’esperienza veramente impegnativa, molto fisica. In Italia avevo già fatto un mese di preparazione atletica, seguita da un vero e proprio training militare che mi ha insegnato a marciare e anche a sparare con un mitra di ben 10 kg di peso.
Nelle Filippine tra l’altro sono organizzati benissimo dal punto di vista cinematografico, tantissimi film vengono girati lì, il livello di specializzazione e professionalità è molto alto.

Com’è stato l’approccio di Paolo Bertola nei confronti della storia e di voi interpreti?
Conoscevo già Paolo perché con lui avevo girato un cortometraggio; mi contatto nel febbraio 2009, stava cercando un attore per il ruolo del soldato italoamericano Hall. Paolo è stato bravissimo a gestire un set veramente impegnativo che coinvolgeva ogni giorno circa 200 persone, è un regista che sa metterti a tuo agio e fra noi c’è sempre stata grande alchimia.
Lavorare con lui e potermi confrontare con gli altri attori americani è stata un’esperienza bellissima che mi ha insegnato molto.

Il film è uscito venerdì 10 dicembre in 20 copie, con un divieto ai minori di 14 anni per il contenuto violento.

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