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Viito, “Il disco un sogno che aspettavamo da tempo” [INTERVISTA]

Una scalata al successo davvero fuori dal comune quella intrapresa in un solo anno dai Viito, la band romana  che ha fatto letteralmente impazzire gli amanti dell’itpop nostrano. Dopo l’esordio di “Bella come Roma”, “Industria Porno”, la notturna “Una Festa” e la divertente “Compro Oro”, il duo di coinquilini specializzato in hit ha pubblicato venerdì 7 settembre il primo album, intitolato “Troppoforte“, firmato Sugar Music. Dieci tracce facili, scorrevoli e spensierate, ma non per questo scontate e poco impegnate: il grande merito di Giuseppe e Vito infatti è stato quello di realizzare un disco riconoscibile nel sound, aspetto di non poco conto, con una capacità spiccata di raccontare malinconie, tormenti e frustrazioni dei ragazzi d’oggi in modo intellettualmente scanzonato.

Abbiamo contattato gli artisti per farci raccontare come stanno vivendo il loro esordio discografico, chiacchierando tra le altre cose di alcuni brani del disco e su come sono nati, di Alice Pagani e di Sanremo.

 

 

Ciao ragazzi! É passata poco più di una settimana dal lancio del vostro primo album “Troppoforte”. Come avete vissuto il relase day ? Quali sono stati i primi feedback dei fans?

(Vito) Già dopo la mezzanotte sui social ci ha sorpreso molto la quantità di persone che ci hanno scritto, in quel momento ci sono venuti davvero i brividi. Per noi è stato un giorno speciale, di quelli che sognavamo da tempo. Probabilmente da quando eravamo piccoli.

Secondo me voi siete riusciti in un’impresa davvero difficile, ovvero riuscire a trovare il sound giusto per rendervi immediatamente riconoscibili all’interno di un genere dove, parliamoci chiaro, l’imitazione e il rischio di fare qualcosa di già sentito è dietro l’angolo. Nella nostra intervista precedente mi avevate detto di stare pensando a un album-playlist, in realtà ascoltandolo risulta molto omogeneo. Avete cambiato qualcosa durante le fasi di registrazione?

(Giuseppe) Intanto grazie, quello era appunto il nostro obiettivo: volevamo fare un album pop con dei contenuti a cui noi teniamo molto; non è stato facile dire con un linguaggio semplice delle cose che, soprattutto per te che le scrivi, sono piene di emozioni. Per quanto riguarda il disco playlist, durante le prime fasi di lavorazione ci siamo resi conto che oggi l’attenzione viene data soprattutto a un brano alla volta.
Quando stavamo per chiudere il disco però abbiamo comunque fatto in modo che tutto suonasse nel modo più omogeneo possibile, quindi per certi versi abbiamo quasi cambiato idea.
I brani sono un mondo a sè per come sono stati pensati e come sono stati prodotti, quindi uno alla volta, ma il suono del disco generale è più omogeneo grazie anche a Marta Venturini che ha lavorato con noi.

Tra i brani della tracklist mi ha colpito particolarmente “Tempi migliori”. Potete raccontarci com’è nato?

(Vito) “Tempi migliori” è stato un brano molto importante per noi. Quando lo abbiamo fatto ascoltare a un compleanno di Giuseppe prima ancora che iniziasse il nostro percorso, prima di “Bella come Roma” insomma,  i nostri amici rimasti sbalorditi, nelle loro facce abbiamo proprio visto una sorpresa positiva, come per spingerci a continuare a scrivere le altre canzoni.

(Giuseppe) Il brano è nato veramente per gioco, in un momento che potremmo chiamare “ozio creativo”: eravamo veramente quasi nullafacenti in camera con una chitarra e stavamo raccontando l’attualità improvvisando delle canzoncine su questa musica che io suonavo nel frattempo. Poi man mano il tutto ha preso una forma e abbiamo dunque lavorato a un ritornello che rendesse giustizia al resto del brano.

Voi siete reduci da un lungo tour esitivo, in cui avete suonato anche alcuni brani inediti. Com’è stato l’impatto dei fans davanti ai nuovi brani?

Presentare i brani all’epoca inediti è stato indubbiamente strano;  nelle prime due date primaverili in particolare abbiamo avuto un pubblico incuriosito, attento ma anche abbastanza statico in quanto venuto lì principalmente ad ascoltare. Durante l’estate ci siamo poi trovati di colpo nei festival con migliaia di persone sotto il palco che saltavano, cantavano e urlavano il più possibile; anche quando suonavamo dei pezzi non conosciuti loro comunque cercavano di cantare, anche sbagliando ovviamente le parole. Questa cosa ci è piaciuta subito tanto: da un lato ci dispiaceva spoilerare il disco durante le date dall’altro è stato molto piacevole in quanto abbiamo avuto una risposta davvero positiva da parte degli spettatori.

C’è qualcosa in particolare che vi è rimasto in questi mesi di concerti? Un brano, una parola di un fan, un aneddoto?

(Giuseppe) Sarebbero davvero troppe cose!

(Vito) Ci ricordiamo l’ultimo, in particolare una reazione del pubblico su “Esami”, l’ultimo brano del disco che suonavamo per primo nei concerti.
Sul ritornello nel momento in cui è partita la batteria la gente ha fatto un urlo di gioia incredibile che per noi ha culminato il tour estivo e segnato un nuovo punto di partenza.

“Esami” è proprio la mia seconda preferita del disco. Com’è nata?

(Giuseppe) “Esami” è nata da un video che Vito aveva caricato sul suo precedente profilo facebook personale. Era in vacanza e aveva una chitarra scordatissima in mano e guardava il televisore sul divano autoregistrandosi e inquadrando la tv che nel frattempo trasmetteva delle televendite di prodotti dimagranti; nel sottofondo c’era lui che cantava questa canzone in forma embrionale. Io l’ho subito trovata molto forte e molto romantica, quindi non appena tornato a Roma (con sua grande sopresa) ci siamo messi a lavorare insieme. La parte strumentale finale quando ricompare la voce di Vito è invece frutto di una improvvisazione in sala prove. Così è il brano nato in maniera più particolare.

Nella copertina del disco compare una bellissima Alice Pagani, una delle attrici rivelazione dell’anno. Come mai avete scelto proprio lei?

(Giuseppe) L’abbiamo vista in “Loro” e siamo rimasti davvero colpiti dalla sua bravura. Quando parlavamo della copertina noi avevamo l’idea di non mettere i nostri volti, allo stesso tempo però ci dispiaceva lasciare soltanto la parte grafica. Quasi sognando abbiamo pensato ad Alice, contattata in seguito da dei nostri collaboratori. Poi è stato più facile del previsto perché lei ha ascoltato il disco in anteprima, si è appassionata e abbiamo fatto questo scatto che ci lascia molto soddisfatti. La nostra idea era quella di mettere una donna che ci avesse appena dato un cazzotto in piena faccia, il suo volto è perfetto per questo.

L’ultima domanda, visto il periodo, la devo fare per forza. Si sono da poco aperte le iscrizioni per Sanremo. Cosa ne pensate del Festival? State pensando di partecipare quest’anno?

(Giuseppe) Noi quanto fatto finora l’abbiamo realizzato grazie ai brani che, da soli, ci hanno portato dove siamo arrivati adesso. Per ora non abbiamo un pezzo che ci porta in quella direzione, ma se dovesse succedere  ci potremmo pensare. Al momento non fa parte delle nostre priorità, in futuro si vedrà. Il nuovo format di Baglioni è semplicemente quello che si faceva prima fatto in modo migliore.
Dare più spazio ai giovani è una cosa intelligente.

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