Home > Recensioni > Villa Touma

La Settimana Internazionale della Critica di Venezia 71 sta presentando opere di qualità davvero notevole, specie considerando che la selezione a cura del Sindacato Critici Cinematografici è riservata alle opere prime (vedi anche le recensioni di “Melbourne” e “Flapping in the Middle of Nowhere“.

Villa Touma” è l’esordio dietro la macchina da presa della sceneggiatrice palestinese Suha Arraf (“La sposa siriana”, “Il giardino di limoni”): il film ci porta in una Palestina poco conosciuta, quella degli ambienti aristocratici di Ramallah, dove molte famiglie – spiega la regista – vivono davvero in uno splendido isolamento come le tre sorelle protagoniste del film: Juliette, Violette e Antoinette Touma sono cristiane e abitano in una villa dalla quale escono solo in caso di stretta necessità.

Le giornate passano tra la cura della casa e lunghi silenzi, finché a smuovere le loro abitudini arriva la giovane nipote orfana Badia. In un primo momento la ragazza – la cui vicenda non ricorda un po’ Pollyanna? – riesce, non senza difficoltà, a sciogliere la durezza delle zie, ma la sua naturale spensieratezza giovanile avrà conseguenze tragiche.

“Villa Touma” è molto curato sul piano estetico e il registro narrativo è un’interessante miscuglio di paradosso, dramma e ironia. Qualche dubbio invece sulla recitazione: le tre sorelle Touma – interpretate da Nisreen Faour, Ula Tabari e Cherien Dabis – sono a rischio caricatura; poco incisiva ma molto graziosa e comunque in parte Maria Zreik nei panni di Badia.

Pro

Contro

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