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Vinicio Capossela racconta il suo Calitri Sponz Fest a Roma

Venerdì 25 luglio ci ritroviamo  a Roma presso Palazzo Firenze, sede della Fondazione Dante Alighieri, per seguire la conferenza stampa della 2° edizione dello Sponz Fest, ideato e presentato dalla brillante mente di Vinicio Capossela.  L’artista ha intrattenuto i giornalisti in sala spiegando anche con qualche sottile ironia come si svolgerà l’evento ospitato da Calitri dal 20 al 31 agosto.

«Grazie di essere venuti. E’ un piacere parlare dal microfono dell’associazione “Dante Alighieri”. Le terre dell’osso dove si svolgerà questo festival sono terre nascoste, ovvero l’osso interno dell’Alta Irpinia. In particolare, in paesi così immobili e fermi è un po’ come guardare al microscopio mettendo a fuoco le cose, e cogliendo il gigantesco nascosto nel minuscolo», è così che prende parola Capossela.

L’artista spiega poi la derivazione del verbo “sponzare”, ovvero essere imbevuti, inzupparsi, rendersi fradici. Il fine, dunque, è quello di immergersi in una cultura e custodirla al proprio interno.

La prima edizione dello Sponz Fest era dedicata allo sposalizio e Capossela si lascia andare a un commento simpatico ed ironico, suscitando qualche risata in sala conferenza: «Il matrimonio dura tutta la vita, lo sposalizio per fortuna dura un giorno solo».

Ad accompagnare l’evento dello Sponz Fest c’è un interessante sottotitolo, “Mi sono sognato il treno”. Si tratta di un’espressione utilizzata nei paesi per spiegare qualcosa di incredibile e irrealizzabile. Spiega Capossela: «Sognarsi il treno significa mettersi in testa qualcosa. Sul tema del treno esistono tantissime declinazioni: quella della frontiera, del viaggio, dell’emigrazione, la socialità, il bene comune, l’assenza, la separazione».

«Sono pieno d’orgoglio e graditudine per la locandina preparata da uno dei miei illustratori preferiti. Vedere il ritratto di Kent Park sulla locandina, è un dono bellissimo. Rispetto all’anno scorso abbiamo messo in piedi questo festival per cortometraggi dedicati al tema dello sposalizio, e dell’unione in generale».

Dopo aver lasciato la parola ad Anna Di Martino per spiegare il programma dei tre giorni, tra queste anche delle proiezioni destinate ai bambini con dei cartoni animati legati alle favole delle principesse alla ricerca del principe azzurro, Capossela commenta «È così diseducativo!». Inevitabile la risata generale in merito al commento.

«Sarà bello vedere questi film all’aperto. Ci sarà anche una bellissima mostra dell’artista contemporaneo Adrian Paci. Quest’anno si farà un bellissimo lavoro anche sulle lettere e sulla catenella. Ci sarà anche un cuoco che parlerà della cucina e dell’amore».

Qualcuno in sala, però, non ha ben chiaro il concetto di “catenella”. Capossela risponde: «Ci sono cose che si fanno per detto, come ballare in coppia e fare la catenella».

Capossela elenca i vari appuntamenti con il programma delle giornate, con i concerti e gli incontri.

L’artista riserva sempre grandi parole di ringraziamento per tutti coloro che hanno preso parte a queste iniziative per il territorio, lasciando spazio al valore più profondo di queste terre.

«Per quanto parlare di matrimoni possa sembrare attingere alla tradizione, in realtà il programma è nettamente al servizio dei più giovani, dei più curiosi”. E’ un tema su cui confrontarsi, così come tanti altri temi generali. Credo che se fossi un giovincello mi divertirei in questi concerti. Secondo me i sogni, come quello del treno, non sono più materia per vecchi. Sono sempre i giovani a sognare con più forza». Vinicio risponde così alla domanda di un giornalista in sala, il quale gli avrebbe chiesto quale, secondo lui, fosse la risposta della fascia più giovane al Festival.

All’artista viene chiesto, inoltre, come erano i suoi occhi da bambino alla vista di un treno e quale potrebbe essere il senso di un non luogo come la stazione. «È di estrema attualità parlare di treno. Sono stato vicino alla lotta che si è tenuta per diversi mesi per la soppressione dei treni notte, che hanno unito l’Italia a un basso costo. L’alta velocità, privilegiata attualmente, ha dei costi del tutto diversi. Sulla mobilità, sull’impiego dei trasporti, credo che ci sia molto da riflettere. Per me il treno rimane come l’acqua, beni comuni che non dovrebbero obbedire a delle logiche economiche».

Ma Capossela non possiede un vero e proprio sogno temerario. Come lo stesso artista risponde alla domanda di un giornalista: «Per il momento i miei sogni si limitano ad arrivare al 31 agosto».

 

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