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Viola Valentino: Un ritorno in punta di piedi, ma con passi decisi

Tutti la ricordano soprattutto per “Comprami”, canzone che alla fine degli anni ’70 stregò e creò non poche polemiche regalandole grande popolarità e successo. Ora Viola Valentino torna, con “I Tacchi Di Giada”, un progetto nato dalla collaborazione con giovani artisti che hanno incrociato la sua vita e la sua strada. Sincera, schietta come lo è sempre stata, scopriamo qualcosa di più di Viola Valentino.

La tua carriera musicale è iniziata alla fine degli anni ’60, anche se, il successo è arrivato con la hit “Comprami”. Come è cambiato il mondo della musica in questi anni?
Rettifico, io sono un artista degli anni ’80 e non c’entro assolutamente con gli anni ’60. Negli anni sessanta a tutto pensavo fuor che a cantare. Forse ti riferisci ad un episodio solitario prodotto da Gino Paoli, ma non credo fossero anni ’60 e non era l’inizio di una carriera ma un gioco di una ragazzina.
Tutto ha un’evoluzione e teoricamente anche la musica avrebbe dovuto averla. Peccato che gira che ti rigira oggi che siamo nel 2009 musica, cinema, fotografia e moda, si rifacciano al passato. Questo vuol dire che non è successo niente di così interessante.

È vero che all’inizio della tua carriera tu eri la prima a non crederci? E che se non fosse stato per Gino Paoli forse, a quest’ora, non saresti quella che sei, musicalmente e artisticamente parlando?

Mi ripeto, quell’episodio di Paoli è stato solo un gioco. Tutto è successo nel 1978 quando, con un gruppo che si chiamava Fantasy, ho cominciato ad avere le mie prime esperienze musicali.

Come hai vissuto le contestazioni, soprattutto da parte del mondo femminista, verso la tua hit “Comprami”? Credi che anche le polemiche sorte intorno alla canzone abbiano contribuito al suo enorme successo?

Credo che abbiano incuriosito le polemiche. Ma il successo è stato decretato da un brano – “Comprami” – e da un personaggio che forse in quel momento mancava nel panorama della musica italiana. È vero: le femministe contestarono il testo, ma poi tutto si tradusse in successo.

Quanto pensi ti abbia aiutata la tua bellezza (se pensi che ti abbia aiutata)
?
L’immagine conta molto. Allora, come oggi. Ma credo piu’ nel carisma individuale. E penso, modestamente, di averne. Bucare lo schermo non vuol dire solo essere belli. Vuol dire avere dentro qualcosa da dare.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza a “Music Farm”? La rifaresti?
Ha lasciato il tempo che ha trovato… Lo rifarei? Bha non so… [PAGEBREAK]
Parlando del presente: come nasce “I Tacchi di Giada”? E chi è o chi rappresenta “Giada”?

Tutto l’ep nasce dalla collaborazione con nuovi autori che ho incontrato. Ogni brano è legato a qualcosa. Parlo d’amore e parlo di sociale, nel caso di Giada e di Daisy parlo di due storie realmente accadute e vissute da me. Nel senso che conosco queste due ragazze. Ovviamente Giada e Daisy sono due nomi di fantasia ma, come ho già detto, le storie sono reali. Quindi sensibilizzando gli autori dei testi e parlando con loro siamo riusciti a concentrare in pochi minuti due storie significative. Tutto nasce cosi per caso o forse no, nel senso che la vita è fatta di incontri e mi reputo fortunata ad aver incontrato le persone giuste per un nuovo lavoro nel momento giusto.

Il tuo è un ritorno in punta di piedi, che sicuramente molti attendevano e apprezzeranno, cosa ti aspetti ora? Qual è il pubblico a cui ti rivolgi con questo nuovo lavoro?

Mi aspetto che questo lavoro mi porti fortuna. Il mio pubblico è un pubblico eterogeneo. Mi rendo conto che ultimamente si stanno avvicinando a me e alla mia musica persone estremamente giovani. E questo non può che farmi piacere.

Quali sono le tematiche affrontate nel tuo nuovo album? Si tratta di canzoni autobiografiche?
Ti ho già dato questa risposta. Tutto quello che faccio è autobiografico. Ti faccio un esempio. Se lavorassi nel cinema, sarei un soggettista. Il mio compito oltre quello di cantare è anche quello di comunicare con i miei autori per fare in modo che riescano ad esprimere, nei loro testi, le mie emozioni.

Tu hai alle spalle una gavetta durata decenni, spesso faticosa e costellata di ostacoli. Cosa ne pensi di questi nuovi giovani artisti che spesso, nel giro di qualche mese e grazie principalmente al potere della TV, già raggiungono l’apice del successo?
Cosa vuoi che ne pensi… è ovvio che in una manifestazione come Amici o come X-Factor alla fine qualcuno debba essere consacrato. L’unica cosa che posso fare è un augurio, di durare trent’anni come è successo a me. Perché purtroppo c’è gente (anche brava) che arriva, canta, e poi sparisce. Con questo voglio dirti che i sentieri ripidi, gli ostacoli, le salite sono una cosa positiva.

Cosa cercheresti in un eventuale nuovo artista da lanciare? Cosa deve avere a tuo avviso un giovane oggi per affermarsi nel mondo della musica? Cosa gli consiglieresti?
Deve essere carismatico. Avere una vocalità e/o timbrica interessante. Deve avere tanta umiltà, tanta forza, perché spesso e volentieri nel nostro lavoro ti vengono sbattuti in faccia dei portoni e non delle porte e deve avere la forza di credere in se stesso e di continuare nonostante tutte le avversità.

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