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Virgin Media e Universal si accoppiano

Dato l’annuncio di ieri, Universal si dimostra quella progressista del gruppetto delle major. Dopo aver stretto per prima l’accordo con YouTube per lo sviluppo di Vevo, nuovo portale di video musicali, la UMusic ha annunciato ieri un nuovo accordo sul suolo britannico con l’ISP Virgin Media per diffondere una quantità illimitata di MP3 al prezzo di un abbonamento.

La cifra non è ancora stata rivelata, ma dovrebbe trattarsi del prezzo di circa due cd. Facendo una proiezione, in Italia potrebbe essere qualcosa di simile a 50 euro al mese. Tanto? Effettivamente non è poco, se dobbiamo aggiungerlo al costo di per sé non irrisorio delle ADSL. Per chi, comunque, volesse usufruirne parzialmente, ci sarà la possibilità di abbonarsi a consumo, per il download dei singoli brani.

Oppure lo streaming, perché i contenuti saranno offerti per entrambe le vie, quella per la fruizione realtime e quella tradizionale per gli amanti del collezionismo. I quali, finalmente, potranno trasportare un infinito numero di volte i file da un dispositivo all’altro, perché non ci sarà alcun metodo di DRM. Parecchi mesi fa vi avevamo annunciato la morte di questi sistemi di controllo della vita dei file digitali, e in effetti già oggi sembrano una soluzione giurassica.

Di soluzioni di questo tipo, come fanno notare quelli di Virgin Media, davvero non ce ne sono, si tratta di un world first. Sembra che l’operatore satellitare Sky stia lavorando a qualcosa di simile, ma attualmente, tra DRM, legami con il dispositivo mobile (Nokia Comes With Music), limiti e lucchetti vari, una libertà del genere non si è mai vista, nonostante fosse stata più volte auspicata.

La forza, da un lato configurabile come abuso, di questo accordo sta nel duplice ruolo di Virgin Media. Come ISP ha già dimostrato una forte predisposizione nell’assecondare le major con l’invio di lettere di ammonimento agli utenti con l’occhio bendato. Ora si dice ancora disposta a escludere temporaneamente i cattivi dall’accesso alla rete, evitando comunque le sospensioni complete sul modello Sarkozy.

Per quanto la pirateria sia illegale, se chi è nella posizione di costringere a evitarla coincide con chi ha un servizio alternativo da vendere, si configura un conflitto di interessi che avremmo preferito evitare.
Ad ogni modo, noi italiani ne abbiamo di peggiori di cui preoccuparci e non abbiamo ancora nessuno dei servizi musicali che tanto fanno parlare di sé di questi tempi, da Spotify a Lala, passando per Pandora e soluzioni allettanti come questa.

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