Home > Recensioni > Virgin Steele: Invictus

Correlati

Power Metal

L’album più aggressivo e graffiante dei Virgin Steele, un capolavoro come gli altri, esaltante più degli altri, meno preciso e levigato degli altri. Ma procediamo con ordine.
Ritmiche serrate, doppia cassa a manetta, basso velocissimo da una parte, grida dalle unghie affilate dall’altra. A tratti sembra di ascoltare i Manowar di “Hail And Kill”, tanta è la rabbia incanalata nei solitamente delicati solchi incisi dai Virgin Steele, quindi è ovvio che optando per la potenza e l’aggressività tout court non è possibile mantenere la stessa sinfonica delicatezza del Matrimonio tra Inferno e Paradiso.
“Invictus” si contraddistingue anche per un songwriting prettamente mirato al lato power delle composizioni – quello che fa, in sequenza, battere il piede, scuotere la testa, alzare le braccia al cielo e urlare a squarciagola – e per un concept che induce l’ascoltatore a immedesimarsi nell’eroe in cerca di vendetta, aiutato, per usare un eufemismo, dall’entusiasmo animalesco delle grida di DeFeis, autore di una prova notevolmente più estrema di quanto ricordato finora, alla ricerca di nuovi baratri e vette da sfiorare. Quando dunque si dà la luce ad un lunghissimo racconto musicale tutto da vivere e da cantare, irresistibile nelle sue accelerazioni e benvenuto nelle sue evocative pause, quando si riporta in vita un passato che mai è stato, ma che tanto sembra reale al momento di celebrare la vittoria finale con il classico “Veni, Vidi, Vici”, come negare l’appellativo di capolavoro?

Scroll To Top