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  • Virgin Steele: The Marriage Of Heaven And Hell – Part Two

    Virgin Steele

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A Symphony Of Steele

Passati pochi mesi dall’uscita della prima parte della saga, è già tutta un’altra sinfonia. È “Symphony Of Steele” infatti che apre il secondo capitolo, mettendo in chiaro il nuovo programma di DeFeis e soci: metallo moderno e sinfonico, potente ed epico. Gli anni ’80 sono completamente dimenticati, l’heavy metal, quello grezzo, qui non è più di casa, è tempo di costruire un sound raffinato e di classe, ancora ricco di ritmi sostenuti, assoli, cori e quant’altro, ma tutti inseriti nel contesto di un progetto più ampio, che spesso coinvolge temi, sia musicali che lirici, che si ripresentano, tanto da caratterizzare a fondo la proposta degli americani, difficilmente accostabile a qualunque altra.
Episodi più delicati (“Strawgirl”) si accostano alla perfezione a inni di guerra (“Victory Is Mine”), così come melodie sognanti si sposano a chitarre possenti in ogni traccia, in funzione di un sound dal tiro immediato e dal coinvolgimento irresistibile, anche in ragione dell’interprete vocale che alle storie di Prometeo e connazionali dà vita, quel narratore che della sua voce fa perfetto strumento di offesa e di cura, animale in gabbia o angelo custode a seconda del bisogno. DeFeis è un vero e proprio strumento aggiunto, il più entusiasmante che si possa immaginare, tanto che viene da pensare cosa potrebbe fare anche da solo, senza alcun accompagnamento musicale.
Il culmine di questo secondo capitolo del Matrimonio giunge con la seguente e lunghissima “Emalaith”, riassunto della pace e della tempesta che i Virgin Steele raccolgono in sé e alternano con perfetta padronanza, evocando dei e personaggi mitologici a popolare i paesaggi sostenuti dai riff di Pursino e dalle ritmiche del Barone Gilchriest e corredati dalle onnipresenti e affascinanti tastiere del deus ex-machina DeFeis.

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