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Vision Divine: Coscienza labirintica

Iniziamo subito col dire che un bello scambio d’idee con i Vision Divine, dopo la sorpresa e il clamore destato dal nuovo “Stream of Conciousness”, era qualcosa che ci intrigava parecchio. Per soddisfare alcune curiosità, certo, ma anche per esporre più chiaramente alcune vicende, idee, e soprattutto per capire quali sono le intenzioni e il morale di una band che oggi pare giunta a un nuovo debutto. Davanti a noi un disponibile Olaf Thorsen (deus ex-machina della band nostrana, ma questo già si sa), il quale ci risponde come suo solito in modo sincero e diretto, con l’orgoglio di chi sa di aver messo tutto se stesso in qualcosa che, soprattutto per qualità, non passerà inosservato.

La formazione, negli ultimi tempi, si è trovata costretta a stravolgere la propria line-up: si è modificato anche il processo di composizione e/o il vostro metodo di lavoro, insieme alla line-up?
Mah, non direi. È ovvio che ogni persona abbia il proprio modo di suonare o di amalgamarsi in una band, e questo sicuramente influenza il lavoro finale, ma come metodo di lavoro direi che abbiamo seguito la nostra vecchia formula, anche perché non è che ci siano 200 metodi differenti per comporre un album. Piuttosto direi che vista la maggior vicinanza con tutti i nuovi membri, sicuramente stavolta abbiamo lavorato molto più uniti, vedendoci anche con maggior frequenza, e questo influisce molto positivamente non solo sulle registrazioni ma anche sui concerti, visto che abbiamo molte più possibilità per provare che non in passato.

Una delle più piacevoli sorprese di “Stream of Conciousness” credo sia Michele Luppi: a quando risalgono i primi contatti tra la band e il suo nuovo cantante?
I primi contatti riguardo i VD risalgono a Settembre,anche se sinceramente le cose sono partite molto più tardi, visti i problemi riguardanti Fabio e il fatto che abbiamo tentato fino all’ultimo di trovare qualsiasi soluzione possibile.
A parte questo, ho avuto modo di conoscere Michele quasi 4 anni fa, e sicuramente ero rimasto colpito dalla sua bravura fin dal primo momento, anche se non avrei mai pensato, e credo nemmeno lui, che un giorno sarebbe diventato il cantante della mia band. Piuttosto, ci siamo sentiti diverse volte anche in passato, e più che altro avevamo spesso parlato della possibilità di poter fare qualcosa insieme in un futuro non definito, anche se più che altro si parlava di fare qualcosa esterno alle mie band.

Be’, tutto è bene quel che finisce bene, no? Michele, come già accennato, ha svolto un ottimo lavoro su “Stream of Conciousness”, sebbene non abbia un’estrazione formativa e vocale prettamente metal. Questo elemento ha sicuramente apportato nuovi colori e sfumature alla musica dei Vision Divine, ma in teoria potrebbe aver creato anche qualche difficoltà – è stato così?
No, assolutamente! Devo essere sincero, questa è stata una graditissima sorpresa, perché era naturale pensare che avrebbe anche potuto esserci qualche difficoltà di inserimento, visto il nostro diverso background, ma invece alla fine questa si è rivelata un’arma in più, da sfruttare al meglio e che ci ha sicuramente aiutato a dare anche un nuovo “sound” a questo lavoro e che sicuramente in futuro vedremo di sviluppare ulteriormente. Come hai detto tu, ritengo che Michele abbia fatto un lavoro eccezionale, specialmente considerando che è entrato nella band veramente di corsa e che si è quindi amalgamato con noi durante il lavoro. Adesso siamo molto più tranquilli, abbiamo più confidenza e abbiamo anche più coscienza delle nostre reciproche caratteristiche, e sono convinto che nel prossimo lavoro troveremo la maniera di enfatizzare tutti questi nostri lati positivi per riuscire ad andare oltre il risultato ottenuto con questo album, che comunque è già di per sé incredibile.

Molti hanno scritto e affermato che Luppi sia il miglior cantante che i Vision Divine abbiano mai avuto, sicuramente sotto il profilo tecnico, ma non solo; qual è la tua idea a riguardo?
Ah be’,se vuoi una risposta da parte mia ti dico subito che rimarrai deluso, perché non credo proprio che si possa fare un confronto sensato tra Fabio e Michele. Li trovo molto differenti, sia come impostazione che come background musicale, e sarebbe come paragonare un’auto da strada con un fuoristrada… come si fa? A seconda dei gusti è ovvio che si possa preferire uno rispetto all’altro, ma ritengo che siano 2 “macchine” veramente valide entrambe, e posso solo essere contento di avere avuto la possibilità di lavorare con tutti e due.
Oltretutto vorrei proprio evitare di mettere in piedi delle diatribe che non hanno la minima ragione di esistere: Fabio è Fabio, e non credo abbia nessun bisogno di essere attaccato o difeso. Ha fatto tanto per la scena Italiana e per questa band, e tanto farà in futuro; Michele è il nostro nuovo cantante, forse non tutti lo conoscono ancora e questo magari può farlo apparire inizialmente un novellino, ma credo che basti ascoltare il nostro nuovo album, o ancora meglio venire a vederci dal vivo per capire che siamo di fronte ad un grandissimo talento. Tutto qui, evitiamo stupide guerre che non fanno bene a nessuno e anzi danneggiano soprattutto chi come Michele è appena arrivato e certo non ha la minima intenzione di essere messo in conflitto con Fabio, che oltretutto stima moltissimo sia come persona che come cantante.
[PAGEBREAK] Passiamo a “Stream Of Conciousness” è un concept assolutamente introspettivo, gioco forza chiedere se in esso venga riflessa una qualche esperienza autobiografica, realmente vissuta.
(ride ndr) Se l’avessi vissuta significherebbe che in passato ho tentato il suicidio, quindi non credo proprio! Più che altro è una storia che parte sicuramente dal mio modo di pensare e di vedere le cose, anche se poi ho preferito dargli uno sviluppo un po’ estremo, quasi a cercare una sorta di “cosa succederebbe se…”. Diciamo che il modo in cui la storia si sviluppa riflette il mio modo di pensare: sono convinto che se dovessimo scoprire tutto in una volta, il senso della vita, il vero mistero della vita e della morte, se dovessimo arrivare a comprendere il vero valore dell’infinito (provate a pensarci e vedrete che non siamo in grado neppure di riuscire a concepire l’INFINITO), be’, che senso avrebbe rimanere qui? Sì, è affascinante l’idea di scoprire tutto questo, ma credo che poi il prezzo da pagare sarebbe infinitamente alto. Meglio goderci la vita così come l’abbiamo adesso, perché abbiamo già tante cose per cui essere felici, poi tanto un domani arriverà per tutti il momento di vedere se e cosa c’è veramente di là.

Una canzone in particolare sembra fare riferimento in maniera piuttosto chiara al passato di un membro della band: “Out of the Maze” – Sbagliamo a ritenerla in stretta connessione con lo split tra te e i Labÿrinth?
Oddio, se ti dicessi di no penso che mi si allungherebbe il naso… ma è anche vero che se da una parte c’è un riferimento anche ovvio al mio passato, dall’altra è anche vero che il testo di per sé è correlato alla storia che ho raccontato nell’album e non ho secondi fini particolari. Più che altro mi piace scrivere, quando ci riesco, testi che abbiamo una duplice chiave di lettura, e in questo caso ci sono riuscito abbastanza bene: chi vuole leggere il testo troverà una parte della storia che sta andando avanti, e chi magari è più legato a faccende più personali, magari riuscirà anche a leggere tra le righe. Ad ogni modo diciamo che questo era un titolo che mi è venuto in mente subito sin da quando abbiamo realizzato il primo promo per questo album.

Passaggio obbligato: hai ascoltato “Labÿrinth”?
La mia personale opinione è che sia un album molto ben fatto e sicuramente chi suona sa il fatto suo. Tutto quello che viene dopo è un’opinione ovviamente personale e legata strettamente al fatto che quella band l’ho formata e ci ho suonato per 11 anni.
Diciamo che l’album non mi è piaciuto per quello che sono sempre stati i Labÿrinth. Hanno scelto una strada che in fondo sapevo già avrebbero preso (dopotutto me ne sono andato) e che a me non stava assolutamente bene. Faccio fatica a riconoscere questo album come un album alla Labÿrinth, ma prima che la gente cominci a tirarmi sassi o a pensare che io dica stronzate solo per gelosia, ripeto per l’ennesima volta che questa è solo la mia personale impressione, dettata anche da tutto quello che c’è dietro e quindi non so nemmeno io quanto possa essere “distaccata”. Penso solo che “Labyrinth” e ” S.o.c.” siano 2 album molto diversi tra loro, che testimoniano il fatto che all’epoca fosse arrivato il momento di prendere le decisioni che ho preso, in modo da rendere la vita più semplice e un po’ meno stressante a tutti.

Vi aspettavate consensi così positivi, come quelli che sta effettivamente ottenendo, per “Stream Of Conciousness” (che anche a parere di chi scrive è, per lo meno nel suo genere, una delle migliori uscite a livello internazionale degli ultimi tempi)?
Wow, grazie del bellissimo complimento! Se devo essere sincero, mentre riascoltavamo il lavoro finito eravamo coscienti di aver realizzato qualcosa di importante, fatto bene. Questo come sai bene non significa però che automaticamente la gente ti faccia degli elogi o che le recensioni siano poi così positive, e ancora meno significa che poi la gente lo comprerà a scatola chiusa. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi di vedere che per una volta le nostre sensazioni siano risultate le stesse di tutti quelli che poi hanno recensito questo lavoro, e ci ha fatto ovviamente ancora più sorpresi nel vedere che chi ha comprato e ascoltato questo lavoro l’abbia considerato un album stupendo, sicuramente fondamentale per questa band. Che posso dire, più di così non sapremmo cosa chiedere!
[PAGEBREAK] Spesso ti sei lamentato delle dinamiche del business musicale, in special modo quello italiano. Fuor dipolemica, come vedi la scena musciale italiana? Secondo te è possibile che le formazioni italiane non riescano ad avere l’attenzione che forse meriterebbero all’estero anche per via di certi atteggiamenti (per esempio scarsa professionalità, accentuata esterofilia, spesso frustrazione o invidia) molte volte presenti nell’ambiente nostrano?
Guarda, che questo ambiente non sia tutto rose e fiori credo che te lo diranno un po’ tutti quelli che avrai modo di intervistare. Quanto alla scena italiana, anche qui non credo di essere il solo a pensare che se da un lato è vero che a livello di band la situazione è molto migliorata rispetto agli anni in cui io ho iniziato, è altrettanto vero che purtroppo sono convinto che il livello qualitativo degli album sia drasticamente sceso, e questo lo stiamo appunto pagando soprattutto all’estero, dove ovviamente sono meno propensi a dare voti politici tramite conoscenze.
Diciamoci la verità, gran parte della nuova scena ha mancato molo a livello di originalità della proposta, abbiamo avuto un sacco di nuove band che hanno fatto dei dischi prodotti benissimo e suonati altrettanto bene, ma che alla fine ripetevano lo stesso identico cliché senza preoccuparsi minimamente di variare la benché minima cosa, e mi riferisco a dischi fatti di doppia cassa totale, ritornelli belli aperti e magari anche copertine con guerrieri, spade o draghi. Chiaramente all’estero questo ha saturato rapidamente il mercato e la voglia di recensire da parte dei giornalisti, e in fondo adesso stiamo pagando la cosa con il fatto che non appena un album arriva ad un giornalista, questo per il solo fatto di avere in mano un CD di una band italiana è già prevenuto e magari si aspetta la solita brodaglia, ancora prima di ascoltare il CD.
Riguardo l’Italia invece credo che il discorso sia diverso e per alcuni versi anche opposto. Qui siamo di fronte a situazioni assolutamente non professionali e in alcuni casi capita proprio di non trovare una spiegazione logica per una recensione galattica di una band o per la stroncatura di un’altra band. Si arriva all’assurdo di dare 10/10 ad una misconosciuta band che magari ha anche fatto un buon lavoro, ma ha sicuramente ancora qualcosa da migliorare, e magari nello stesso numero si trova un 7 dato all’ultimo Dream Theater perché ” ci si aspettava di più”… Insomma, non ci sono parametri validi per tutti, qui si guarda solo al 10 e non si ragiona che – come accade in Giappone ad esempio – già un 8 come a scuola era qualcosa di raro e i 10 si danno solo a quei pochissimi lavori che veramente sono destinati ad entrare nel mito.
Spero che si sia compreso il vero senso di quello che ho detto, perché non ho assolutamente intenzione di criticare qualcuno in particolare, e oltretutto alla luce di quello che stiamo ottenendo anche fuori dall’Italia io avrei benissimo motivo di starmene zitto e dare solo risposte “politically correct”, ma chi mi conosce sa bene che questo non è il mio stile.

Progetti per il futuro?
Intanto stiamo suonando in giro per l’Italia, poi stiamo cercando di concludere per dei prossimi tour in Asia e Sud America. Quanto all’Europa il discorso è un po’ prematuro, l’album è uscito a Maggio e quindi non abbiamo ancora nessun dato ufficiale, ma sicuramente, se le cose andranno come sembra, spero che avremo modo di fare qualcosa, in modo da promuovere i VD al meglio, anche perché credo che questa sia veramente una band da Live, e chi ci ha visto in queste ultime date credo capisca quello che intendo… se ne avete occasione non perdeteci, vi prometto che vi faremo divertire, o sono disposto anche A RIMBORSARVI!

Insomma: di nuovo a lasciar parlare i fatti. Di nuovo l’impressione che Olaf e i Vision Divine, oggi, possano permetterselo davvero.

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