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Visions from a lively brain

Gli Anathema hanno annunciato tour e girato l’Europa ininterrottamente per quattro anni, senza un contratto che li leghi ad una realtà discografica. Hanno nuove canzoni e un nuovo album in serbo per un futuro che loro per primi vedono roseo e sorridente, nonostante le tante incertezze. Questo ennesimo ritorno, stavolta in piccoli club come il New Age di Roncade, necessariamente porta qualcosa di nuovo.

Tra le note di “Parisienne Moonlight” fa ingresso il quintetto, cavalcando l’impatto nostalgico della sonata pianistica e raccogliendo subito l’empatia del pubblico che esplode all’immediato riconoscere dei primi accordi di “Deep”. Gli Anathema sembrano da subito in grado di catturarne quel dinamico incedere venato di sentimento che è l’anima ed il motore del brano d’apertura di “Judgement”; e colpiscono con rapida naturalezza attraverso “Closer”, ipnotizzando la piccola arena con le sue ondate infuocate ed insostenibili di energia melodica.

L’attonimento è il terreno fertile dove seminare in quel preciso momento. Puntuali i fratelli Cavanagh presentano due tracce che solo gli attenti visitatori del sito ufficiale conoscono come due delle tre disponibili gratuitamente in download: “Angels Walk Among Us” dalle linee vocali stupefacenti e le melodie ariose, e “A Simple Mistake”. Si capisce immediatamente come siano nate per rendere nella dimensione dal vivo, ma la resa è tutt’altro che prevedibile: l’emozionabilità in cui sono in grado di trascinare ha dello stupefacente ed inaspettato. I cinque musicisti interagiscono come vera parte di un tutto superiore, e per la prima volta si è sentito il potenziale esplodere al pari degli intramontabili Maestri a cui fanno riferimento.

La novità per tutti è che i quattro anni di esperienza hanno consentito un tale perfezionamento tecnico da portare i ragazzi di Liverpool a non avere più sbavature; persino Vincent, in passato mai completamente all’altezza del suo ruolo comprimario di cantante, oggi è piacevolmente padrone della tecnica, e della gradevolezza del suo timbro, perfettamente a suo agio nel pennellare o flautare la voce come più gli aggrada. È la realizzazione della passione di cinque musicisti che hanno interiorizzato gli intensi anni di palco appena trascorsi come autentica vocazione, per esprimere l’arte di cui sono autori, e mai come mestiere.

Nella totale noncuranza di qualsiasi prassi consolidata, dal palco arriva un’indulgente fiducia nei propri mezzi. Il concerto si sviluppa intorno a brani coraggiosi: “Anyone, Anywhere” induce contrizione con l’enfasi pianistica di Les, più marcata del solito. “Lost Control” e “Regret” affossano nella loro spirale di dolore, lenta e composita, e possiedono la delicata attenzione alla singola nota ed al suo effetto struggente.

Gli Anathema ci giocano, enfatizzando il ripartire delle ritmiche, e facendosi gravi nei momenti intimistici. Il malessere sprigionato inizia a diventare eccesso, e non basta “Shroud Of False” per incantare gli animi, specie dopo il genio del disincanto prigioniero in “Far Away”. Il medley “Judegment”-”Panic” riempie di nuovo i polmoni e torna a spargere la folle energia isterica delle emozioni portate ad alta velocità. Con “Temporary Peace” sembra chiudersi il sipario su un’esibizione che ha virato troppo sul sentimentale, dimenticando i brani più attesi.

E poi, interviene il delirio. È soggettivamente impossibile determinare da quel momento che cosa sia accaduto e con quale successione cronologica. Vincent e Daniel Cavanagh rientrano e si abbandonano letteralmente dentro “One Last Goodbye”, facendo vibrare la fibra di ogni accordo, tendendo il sogno del superamento del dolore oltre la soglia fisicamente sopportabile.

“Sleepless” irrompe a sorpresa: è un inno a cui la vecchia guardia sa rispondere trasmettendo lo spirito di appartenenza, e che fa notare quanto ancora rappresenti un piacere da suonare ed insieme un motivo d’orgoglio.

“Angelica” si restituisce nella sua perfetta delicatezza, “Fragile Dreams” e “Empty” muovono respiri animosi e travolgenti, “Flying” spalanca abissi di lirismo fino all’inanellante scorrere finale, “Are You There?” accarezza con la nuova veste ed il suo cuore di vetro.

Un nuovo brano, prettamente strumentale, imprigiona l’ascolto in momenti di grazia, preparando a “Comfortably Numb”, stavolta davvero all’altezza nella tecnica e nelle apici espressive dell’alienazione e della meraviglia. Una lezione di stile inconfondibile, tra derivazione spirituale e continuazione dell’opera, che agisce con l’imprimersi di quella loro filigrana che rifinisce i suoni e li porta all’estremo della perdita del controllo razionale.

In quel momento ogni sensazione si arrende; le luci si spengono, e gli strumenti vengono posati per la terza volta. Si capisce che gli Anathema stanno particolarmente bene con il pubblico presente a Treviso, e si potrebbe cercare di approfittarne; ma l’onestà e il cuore comandano di non chiedere più dopo tutto questo. “We held mesmerized peace”

Deep
Closer
Far Away
Angels Walk With Us
A Simple Mistake
Anyone, Anywhere
Empty
Judgement/Panic
Shroud Of False
Lost Control
Regret
Hope
Temporary Peace
Flying
Are You There?
One Last Goodbye
Angelica
A Dying Wish
Sleepless
Hindsight
Fragile Dreams

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