Home > Recensioni > La Vita Oscena

Eppure lo sapevano anche loro. Nelle dichiarazioni rilasciate al daily di Ciak prima del passaggio veneziano, sia il regista Renato De Maria che l’attore protagonista Clement Metayer mettevano le mani avanti, affermando che “La vita oscena” avrebbe potuto “dividere”, che sicuramente non sarebbe stato accettato da una gran parte del pubblico. Probabilmente se n’erano accorti, ma il film ormai era stato preselezionato per i veneziani Orizzonti, quindi troppo tardi per scappar via a gambe levate. Ma quanto sarebbe stato meglio, sicuramente più dignitoso…

Dal romanzo biografico di Aldo Nove, la storia/non storia di una sorta di alter ego dello scrittore, che in gioventù subisce la perdita dei genitori e si lascia andare ad una vita “oscena” appunto, perso tra vortici di droga, sesso (a pagamento) e skateboard (???). Ma tutto finirà bene, non preoccupatevi

Renato De Maria è stato un regista importante per la mia generazione e il suo “Paz” ha rappresentato un cult vero e proprio. Raccontando del periodo della sua gioventù, e aiutato dai magnifici personaggi del genio Pazienza, era riuscito a (ri)creare un mondo quasi perfetto nel suo essere (anti)realistico. Qui sembra un anziano che vuole parlare agli adolescenti di oggi con un linguaggio manzoniano.

L’onnipresente voce narrante del doppiatore Fausto Paravidino “fabiovoleggia” senza pudore con frasette fintopoetiche e solo irritanti, la narrazione non esiste e si assiste ad una serie di videoclip peraltro copiati dai maggiori successi degli anni Novanta, con la convinzione che i ragazzi non abbiano memoria. Vorrebbe essere cult “maledetto”, e invece è solo da maledire e dimenticare al più presto.

Pro

Contro

Scroll To Top