Home > Recensioni > Viti Di Titanio: Il Giro di Vite

Conati di successo

“Il Giro Di Vite” è un quadretto di colori, suoni e soluzioni originali, ma anche di una produzione non eccelsa, di una voce luci e ombre e di un linguaggio, a volte, eccessivamente criptico.

Sei tracce dovranno bastare per scoprire questo gruppo campano giunto al secondo album, per capire ed apprezzare la meticolosità che adottano per non essere aria mischiata col niente. Le Viti fanno perno sull’imprevedibilità del tessuto musicale e scrivono un trama a briglia sciolta. I testi sono complessi, astratti, moderatamente tormentati. Le frasi chiave martellano ripetutamente l’orecchio tramite una voce imperfetta, resa ancor più disonesta da un raddoppio vocale tanto presente quanto inopportuno. Non sempre si canta, a volte si parla, a volte si cavalca la linea di confine. Nonostante l’autoproduzione non aiuti, le linee melodiche graffiano e le soluzioni insolite portano in dote un tocco di incoscienza alla direttrice post-rock, ben impregnata di flauto e italianità.

Così, transitando per l’opener corretto alla mazurca, si giunge alla rassegnata dolcezza della ballata, alle suggestioni ipnotiche, e dopo un “Padre Nostro” sporcato da suoni pallidi e confusi, la chiusura è un omaggio a Domenico Modugno con “Amara Terra Mia”, mesta riflessione cantilenante di sola chitarra vestita.

Album interessante, che ad un primo ascolto può sembrare una accozzaglia di roba assemblata un po’ a caso; non è così. Gli aspetti negativi ci sono ma ad essi fanno da contraltare delle potenzialità indiscusse, l’inquietudine artistica e la castrazione della banalità. Si rimane, perciò, un po’ interdetti ed alla fine è inevitabile adottare il metro della compensazione.

Pro

Contro

Scroll To Top