Home > Report Live > Viva l’Evi Metal \m/

Viva l’Evi Metal \m/

03/07/2008
Train to Hell… Over Paradise!!!
“Il treno regionale 6016… partirà dal binario 2 anziché dal binario 6″
Peccato! Sarebbe stato molto true (e decisamente poser) la partenza dal binario originario… Perché?
treno 6016 al 6. Ok, sono le 6.53 per tutti! In partenza dalle montagne friulane alle lande slave, per una vacanza all’insegna del caldo, del metal e del massacro; pronti per le Un-Holy-Days?
Let’s go!
Apre l’area camping di uno dei più grandi festival estivi dell’est Europa: il Metal Camp. Cinque gloriose edizioni, un ingrandimento progressivo della durata e delle band presenti sul primo e secondo stage, sempre sotto il caldo sole sloveno di Tolmino.
Quest’anno grandi nomi si alterneranno sugli stage, e per tutti un’occasione unica di poter godere di un pubblico vasto e vario, fedele ai big ma soprattutto legatissimo alle band minori! Carcass, Ministy, Iced Earth, Halloween, Morbid Angel, In flames, Arch Enemy… Tolmin sta per essere invasa per un quattro giorni di Metal & Campeggio!

04/07/2008
Alle ore 9 il sole inizia a mietere vittime all’interno delle tende, che colpite dai raggi si trasformano in serre tropicali. L’area campeggio inizia a brulicare di vita, dagli ultimi arrivati che piantano la tenda ai tedeschi che hanno fatto baldoria fino ad un’ora prima e adesso strisciano in cerca di ombra.
L’aspetto affascinante dei festival stranieri rimane sempre il fatto che si è tutti lì, non importa di che etnia o lingua, ma si è riuniti grazie alla musica e si viene a creare una comunità affiatata che divide birre e si ritrova alle tre di notte a mangiare marshmallows ed intavolare discorsi in “inglese alcolico”.

I primi tre gruppi che aprono la quinta edizione del fest sono gli Artas (death con influenze swedish), Penitenziagite (black/death metal) e gli October File (metalcore).
Nomi poco conosciuti, ma che godono di un pubblico che ha osato sfidare il sole di luglio pur di sostenerli.
Gli Artas, sono davvero molto giovani e sorprende che siano giunti fino a questo livello ma, a parte questo aspetto, dal primo all’ultimo minuto si esibiscono senza problemi, proponendo i brani più recenti come “Bastardo” e “Fick Das Fett” e una ben riuscita (pure se tamarra) cover di “Gangster’s Paradise” del rapper Coolio.

Ecco il primo grande nome della giornata gli attesissimi Wintersun. Sul palco offrono uno spettacolo modesto, senza troppa gloria e interesse; ovviamente la proposta musicale è un po’ piatta in quanto suonano quasi integralmente l’unico album composto, l’omonimo “Wintersun” (2001), scusandosi della loro inattività discografica e promettendo che a breve lavoreranno su nuovo materiale.

Una testa con rasta appare sul main stage, un urlo cupo e profondo taglia la pioggia timida che ha iniziato a scendere. “The Day The Dead Walked” irrompe con violenza. Signori e signore i: Six Feet Under! Un’esibizione indimenticabile: Barnes si conferma un cantante notevolissimo in grado di spaziare vocalmente dal growl più pesante allo screaming più fastidioso e acuto, ricreando persino un effetto simile al rumore del jack che “frigge”. La sensazione di spaesamento è totale!
Nei brani come “The Enemy Inside”, “Bled To Death” e “War is Coming” le corde vengono letteralmente massacrate e trasformate in soli potentissimi e catramosi; magistrali come pochi si stampano a fuoco nella mente dei metallari presenti, che ancora dopo giorni ne parleranno con entusiasmo.
Nessun tempo per i ripensamenti o per allontanarsi dall’area palco parte l’intro e giungono a dare il colpo di grazia i Carcass!
[PAGEBREAK] Che dire?! Una grandissima band, che show dopo show migliora (seppure quest’anno il Metal Camp abbia regalato suoni orribili) e riesce a perfezionarsi ad ogni traccia. Il popolo europeo va in estasi, del resto sono ben quattordici anni che li attendevano e le persone accorrono numerose.
Il concerto è davvero incredibile: si parte in quinta con “Imporpagaton” e “Buried Dreams”, e poi, proseguendo tra un po’ di intrattenimento anglosassone da parte di Jeff Walker, si passa a “No Love Lost”:
The low cost of loving
Amorous travesty
Human frailties and weakness are easy prey
How your poor heart will bleed

Continuano senza sbavature, ma dal resto non v’era dubbio, la reunion si è fatta attendere ma ne è valsa la pena per ogni secondo atteso. Soprattutto perché Owen ha offerto al pubblico un breve solo che fa comprendere quanto personalmente abbia voglia di combattere e di andare avanti, una grande lezione.
Non mancano canzoni come “Heartwork”, “Symphony Of Sickness” e la conclusiva “Embodiment”.
Il buio è calato, i giornalisti vengono avvisati che alle prime canzoni non potranno far foto, si vocifera che vi saranno giochi pirotecnici. Opinabilmente stanno per arrivare gli In Flames. Suspance e un nutrito pubblico. Partono fiammate e giochi di fuoco accompagnate dalle prime note di “Cloud Connection”.
Segue poi “The Mirror’s Truth” tratta dall’ultimo album per poi passare a “I’m The Highway” ma… Rumore sinistro e collasso dell’impianto audio: un fuoco ha fatto scattare l’audio lasciando la band senza, una figura non gloriosa.
L’esibizione dal punto di vista musicale non è degna di nota, nessuna particolarità e probabilmente il compito dei giochi di fuoco e luci è proprio quello di sostenere lo show andando a riempire le lacune artistiche della band.
Al pubblico poco importa tutto ciò, è rapito dalla luce e dalle note di “Colony” e “Take This Life” che chiude con luce e coriandoli bianchi che riempiono il cielo e lasciano perplessi sia sull’esibizione che sulla scelta di mettere una band del genere dopo i Carcass.
In extremo! In Extremo! In extremo!

Tedeschi ovunque, sul palco e nel pubblico.
Le note folkeggianti e fascinose di “In Extremo” e “Spiellmannsfluch” rianimano la gente che inizia a muoversi fino a ricreare balletti e un pallido pogo; ricordiamo che è pur sempre l’una di notte.
Anche chi era scettico e nutriva dubbi sugli In Extremo viene rapito e si ferma a seguirli, rivalutandoli e divertendosi; in fatti lo spettacolo non sta solo nelle canzoni allegre e briose, ma risiede principalmente nel carisma dei membri, che tra saltelli e scambi di strumenti (come ghironde, cornamuse, flauti) intrattengano e divertono, coinvolgendo il pubblico e facendogli dimenticare la stanchezza!
“Mein Rasend Herz” e “Horizont” scaricano tutta l’energia residua assieme ad a brani del nuovo album “Sängerkrieg” come “7Koeche” e “Frei Zu Sein”; giunge il momento “Amore”, un po’ di romanticismo tedesco non guasta mai ed ecco che su “VollMond” una pioggia di coriandoli rossi a forma di cuore scende sul pubblico, dando così la buona notte a tutti.
Komm schließ die Augen glaube mir
Wir werden fliegen übers Meer
Ich bin nach Deiner Liebe so krank
Die sich an meinem Blut betrank.

Scroll To Top