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Vivendo nel passato

Il tour 2011 dei Jethro Tull prende il via oggi dalla ridente città di Asti nel contesto della consueta kermesse estiva Astimusica. Piazza Cattedrale è una cornice stilisticamente adatta alle atmosfere della storica band scozzese, un po’ meno l’organizzazione logistica, che per motivi ignoti mette un’unica minuscola area di ristoro in un angusto spazietto confinante con le transenne che delimitano l’area dei posti a sedere.

Questo mini corridoio fa sì che ci si metta un tempo incalcolabile per poter acquistare qualcosa da bere o mangiare. E dire che tutta la metà posteriore della piazza è estremamente comoda e fruibile…

In ogni caso, sono da poco passate le 22.15 quando la band fa il suo ingresso sullo stage ed attacca la classica “Living In The Past”, a conti fatti un vero e proprio manifesto per la band, se contiamo che il repertorio eseguito stasera non è stato tratto da nessuna pubblicazione post 1987.

A parte i volumi decisamente bassi ed inadatti ad un grande concerto open air ed un mix di suono un po’ piatto e senza pacca, la band è apparsa da subito strumentalmente in gran forma, con un Martin Barre in gran spolvero. Ciò che purtroppo è apparso altrettanto immediatamente evidente è invece lo stato decisamente preoccupante della voce del leader Ian Anderson.

Sono noti i problemi che fin dagli anni ’80 affliggono la voce del singer, così come è palese il progressivo peggioramento degli stessi, limitando sempre più l’estensione ed addirittura il timbro del cantante scozzese, divenuto con il tempo via via sempre più nasale.

Ciò che invece sembra migliorare sempre più è la maestria dell’istrionico indiscusso leader del gruppo con il flauto traverso, suo simbolo imprescindibile che contraddistingue da sempre le sofisticate composizioni targate Jethro Tull.
[PAGEBREAK] E via allora con tutti i grandi classici della band, tra cui la lunga suite di “Thick As A Brick”, “Heavy Horses”, “Farm On The Highway” e naturalmente la celeberrima rivisitazione della bachiana “Bourèe”, incisa nel 1969 su “Stand Up” secondo album della band. Anderson è come sempre un ottimo imbonitore, si alterna tra voce, flauto, ukulele e tamburello, saltella per tutto il palco come un folletto e tra un pezzo e l’altro racconta storielle sulla nascita dei brani presentati, spiega le origini del loro suono, anticipa gli arrangiamenti modificati. Non si fa neppure mancare una frecciatina all’ex bassista Dave Pegg ventilandone un presunto alcoolismo.

Ian ci fa notare ad un certo punto come nel 2011 ricorra il 40° anniversario dell’uscita di “Acqualung”, forse il capolavoro nonché il disco più noto della band. Ecco allora che ampio spazio viene dato a quel seminale lavoro, alternando in scaletta ben 6 tracce tratte da esso. “Up To Me”, “Mother Goose”, “Hymn 43″ riarrangiata a ballad irish per una buona metà della propria durata, la bellissima “Oh My God” ricca di pathos interpretativo e naturalmente la famosissima title track “Acqualung” a chiudere la performance.

Il pubblico acclama a gran voce e naturalmente c’è tempo per il bis di rito. O’Hara e Barre iniziano a duellare sull’intro dell’esplosiva “Locomotive Breath” ed al termine della song lo show finisce davvero. Poco più di un’ora e mezza di show a celebrare 43 anni della carriera di una band il cui indiscusso valore è ancora ben noto a tutti, nonostante gli acciacchi inizino a lasciare il segno.

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