Home > Recensioni > Vizio di forma
  • Vizio di forma

    Diretto da Paul Thomas Anderson

    Data di uscita: 26-02-2015

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Arriva finalmente in sala anche in Italia “Vizio di forma“, l’ultimo film di Paul Thomas Anderson febbrilmente atteso da ogni appassionato di cinema dello stivale, e possiamo subito dire che le aspettative saranno ripagate da una visione magmatica, complessa, stratificata e, per una volta, incredibilmente divertente.

Anderson è ormai l’autore sulle cui spalle poggia l’architrave del cinema autoriale d’oltreoceano: per niente schiacciato dalle responsabilità, prosegue il suo percorso senza deviare di un millimetro, mettendo alla berlina ancora una volta contraddizioni e zone d’ombra dell’ormai usurato mito del Sogno Americano. Un mito perpetuato da idealisti ingenui e puri d’ogni genere ed estrazione sociale che, proprio a partire da quegli anni Settanta veri protagonisti del film in questione, si scontra con la piovra dalle mille diramazioni della “real politik” intrisa di sotterfugi, delazioni e odi al dio denaro, unico valore davvero universalmente riconosciuto.

“Doc” Sportello (Joaquin Phoenix) è uno scalcinato detective privato, tirato dentro da una sua ex fiamma in una vicenda di ricatti, speculazioni edilizie e spaccio di stupefacenti che rischierà di portarlo alla follia. Il suo smodato consumo di marijuana sarà sia la causa che l’antidoto ad una condizione di paranoia perpetua, puntualmente confermata e smentita dal succedersi degli eventi.

Gli appassionati di tutto quanto prodotto da quella controversa decade in ambito musicale, artistico, (contro) culturale e politico, si troveranno di fronte al film della vita. Anderson asciuga lo stile, non eccede mai in quei virtuosismi registici che pure avevano segnato (in positivo) le opere precedenti, s’affida ai suoi personaggi e alla fedeltà al romanzo di Thomas Pynchon, “Inherent Vice”, da cui il film è tratto: uno scrittore da sempre considerato inavvicinabile per una trasposizione cinematografica.

L’ambiguità e il doppiogiochismo regnano incontrastati, nessuno è quello che sembra, la verità (ancora un altro autore contemporaneo che ragiona sul concetto dopo il Fincher di “Gone Girl“) semplicemente non esiste. Il tutto simbolicamente rappresentato dalla “Golden Fang”, una barca a vela che però si sposta grazie al suo motore a benzina, che è anche un’organizzazione criminale ed anche una “strana” associazione di dentisti all’opera sulle devastate dentature di eroinomani all’ultimo stadio.

È tutto così, a strati, mutevole e cangiante quanto più si scende e si va a fondo. Joaquin Phoenix perfetto, ma tutto il cast regala interpretazioni notevoli, a cominciare dai comprimari Josh Brolin e Owen Wilson, per non parlare del ripescato Martin Short in un travolgente cameo. La ricchezza narrativa porta forse ad un leggero disorientamento nella parte centrale, ma parliamo di un film, a scanso di equivoci, imperdibile.

Pro

Contro

Scroll To Top