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Vladislav Delay: Tummaa

Orchite artica

L’unico merito di questo biondissimo Sasu Ripatti in “arte” Vladislav Delay, è stato comprare un pc, due synth e trovare qualcuno che lo producesse.
Detto questo, bravo lui e bravi quelli della Leaf che con tanto entusiasmo sprecano soldi e materiale nel produrre simili porcherie.

Stiamo parlando di 66 interminabili minuti di agonia trascorsi tra un rumore insulso e l’altro, 4 note 4 di pianoforte, due fischi e tanta tanta pretenziosità. Eh certo, perché visto che al mondo sono tutti cretini dobbiamo far passare il nostro cazzeggio come velleità artistica, sperimentale. Ed allora ecco che tutti quelli che fanno gli imparati vanno a trovare le simbologie dietro a questo o quell’altro rumore (rumore non suono).

Nulla in questa oscenità è anche solo vagamente musicale, un bambino di due anni con una Bontempi saprebbe fare altrettanto e forse con più genuinità. Chi si riduce a comprare questi dischi merita di finire a fare la tinta a Vladislav Delay.

Ottimo disco, utilissimo in caso di perdita della paletta nella passeggiata pomeridiana del cane.
Possibilmente alano.

Pro

Contro

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