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  • Void Of Silence: Human Antithesis

    Void Of Silence

    Data di uscita: 13-06-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Agghiacciante poesia claustrofobica

“La gallina ha fatto l’uovo”. Se conoscessi le regole di codifica per decriptare i cosiddetti “messaggi speciali”, che i partigiani della Grande Guerra facevano trasmettere a Radio Londra (si riferivano al paracadutare di viveri, armi e uomini, a spostamenti di unità, ad operazioni belliche), così carichi di presagi e gravità, mi divertirei ad applicare tale frase (realmente usata in tempo di guerra) per annunciare il ritorno dei Void Of Silence. Si confermano talenti puri, geniali, e il loro disco “Human Antithesis” è sicuramente candidato a miglior disco 2004.
Si inizia proprio con le inquietanti registrazioni attinte dall’archivio dell’Istituto Lvce: la voce allora celebre per gli ascoltatori di Radio Londra annuncia la presenza di una serie di messaggi speciali, con asetticità e malata freddezza. È l’intro della title track, “Human Antithesis”, un brano colossale di venti minuti che si innalza con atmosferica solennità, mostrandosi catacombale e armonica, caustica e dolce. I riff doom e le percussioni elettroniche schiacciano, le tastiere elevano atmosfere surreali; Alan Nemtheanga (Primordial) era atteso alla sua prima prova studio con i Void Of Silence, e si dimostra sapiente nell’uso di voci agonizzanti pulite e ruggiti di rabbia meditata, in grado di ristrutturare in suono la retorica lacerata e agnostica dei testi. Break acustici e gorgheggi femminili inseriscono un elemento di gothic commovente ma totalmente strumentale all’amalgama che mantiene un marchio di originalità: industrial, doom, black metal vocals/clean vocals, gothic sono qui un’entità omogenea che supera di gran lunga la semplice somma degli elementi costitutivi. I break generano claustrofobia, sono interruzioni che indugiano nell’intimità e poi riesplodono in una dimostrazione di maestria nel manipolare l’espressività e le atmosfere a piacimento. Fa un certo effetto, dopo esser sopraffatti dai motivi portanti, avvertirli riuniti tutti in un determinato punto del brano dove le urla di Alan Nemtheanga aggiungono le lacerazioni più minacciose ed impietose. Così come fa effetto udire tra gli accordi acustici e malinconici il ripartire dei campionamenti dell’epoca della Seconda Guerra.[PAGEBREAK]Un numero inelencabile di suoni e strumenti compaiono, anche solo per pochi secondi, per poi non farsi più sentire, dando vita ad un lavoro assolutamente personale, ineguagliabile. Il piano ipnotico di “Grey Horizons” sfocia in un doom decadente che rievoca altezze espressive tipicamente doom, riff prolungati, armonie irresistibili e dolenti che ripagano ogni secondo di prolungamento delle attese. La voce ripercorre l’assoluta mancanza di speranza per un mondo ormai “devoid of colour / devoid of sound”. “Untitled” è un interludio di musica apparentemente sacra, forse un alleggerimento catartico dopo lo spessore delle prime due suite musicali. Si è subito lanciati quindi verso “To A Sickly Child”, che comincia con la fredda solitudine e l’opacità del suono di un brano industrial dei Raison D’etre, ma poi esplode con una ferocia che fa male, in una litania lenta e surreale. Con un gioco di sfumature il mood cambia ed offre variazioni più tenui, con un impatto visionario garantito da tastiere avvolgenti e fraseggi di chitarra deliranti. Segue “Dark Static Moments” funerea e sognante; è quasi uno sguardo introverso, in terza persona, sul distacco di un uomo dalla realtà percepibile. Profetica e dissacrante “CXVIII”, il cui testo farà sorridere molti per la buona retorica, soprattutto gli amanti di C. Baudelaire.
Attesi alla prova della maturità, i Void Of Silence non hanno fatto i modesti. Hanno semplicemente confezionato uno di quei lavori memorabili, che si ergono alla pari dei monumentali storici album degli Anathema “Pentecost III/The Silent Enigma”. “Human Antithesis” è disponibile in digipack, conta 61 minuti di arte agghiacciante, e viene venduto al sito ufficiale come un nice price. Non riesco a trovare un difetto a questi ragazzi. Continuate così.

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