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Volbeat: Metal gangster

I tatuatissimi Volbeat stanno per tornare – l’8 aprile, per la precisione – col nuovo disco in studio dal tipico titolo lungo: “Outlaw Gentlemen & Shady Ladies”. LoudVision si è dunque premurata di contattare il batterista Jon Larsen nella natia Danimarca e farci due chiacchiere. Lo stile musicale, groove metal e rockabilly insieme, non sembra cambiato. La vera novità è l’ingresso in formazione di Rob Caggiano, già chitarrista degli Anthrax negli anni Duemila.

Ciao Jon e benvenuto su LV. Allora, siete usciti dallo studio di registrazione?
Un saluto! Il lavoro in studio è finito e in questi giorni si stanno testando diversi mixaggi. Speriamo di avere il master in tempi brevi. Credo che alla fine ci saranno 14 canzoni, incluse alcune tracce bonus a seconda della versione dell’album che si sceglierà di acquistare: box set, vinile, cd normale, ecc. Penso a quattro o cinque diverse versioni del disco.

In che modo si può accostare il nuovo disco al precedente?
Non ritengo che ci sia un granché di diverso, penso che alcune canzoni – non tutte – siano decisamente più guitar oriented, incentrate sui riff più che sulle linee melodiche e vocali. Certo ci sono pezzi melodici e catchy, come sempre abbiamo fatto, ma l’impronta metal emerge di più. Ci sono alcuni dei brani più pesanti che abbiamo mai scritto. Ovviamente il responso finale spetta all’ascoltatore.

Il brano intitolato “Room 24″ suona pesante anche per lo standard dei Volbeat. Qual è la sua origine?
Il testo è stato scritto da Michael e riguarda un’esperienza che ha avuto l’anno scorso negli Stati Uniti. Dormiva in una camera d’albergo e si è svegliato di colpo nella notte, senza riuscire a respirare, come se qualcuno gli stesse premendo sul volto con un cuscino. Era certamente un’esperienza autentica adatta a una canzone heavy come quella che poi è venuta fuori. Riguardo al resto dell’album, le nostre esperienze personali entrano in gioco solo qualche volta

Si legge sul sito che metà del disco è incentrata su storie di pistoleri e fuorilegge. Puoi dire di più sul concept?
Abbiamo spesso usato concept e storie brevi. Negli album precedenti era la vicenda del guitar gangster. Prima ancora quella storia di Danny e Lucy. Penso che garantiscano una certa freschezza. E poi qualunque canzone al mondo racconta una storia, che sia d’amore, dì odio o così via. Riguardo a questo disco, posso dire che Michael ha letto molti libri l’anno scorso e guardato parecchi classici del cinema western. Penso che sia da qui che abbia preso forma il concept di “Outlaw Gentlemen & Shady Ladies”, comprendente alcuni personaggi realmente esistiti.

C’è una voce femminile nel brano “Lonesome Rider”. Chi è?
È una ragazza che si chiama Sarah Blackwood, che mi pare facesse parte di una band chiamata Creepshow, del Canada. Michael e io seguivamo molto questa formazione e un paio di anni fa volevamo portarli con noi in tour, cosa sfortunatamente mai avvenuta. La cantante però aveva una grande voce e le abbiamo chiesto se fosse disponibile per una collaborazione. Il suo apporto è perfettamente adeguato alla canzone, fa scendere un brivido lungo la spina dorsale.

Quando avete iniziato a scrivere i nuovi pezzi?
Non è semplice da dire, perché nei piani ufficiali era escluso lavorare durante il tour dell’anno scorso. Le prime idee risalgono a inizio 2012 e tra una data e l’altra – eravamo con Megadeth e Motörhead – abbiamo buttato giù molta roba. Michael ha scritto poi parecchio una volta tornato a casa. Una volta in studio diverse canzoni erano già più o meno pronte, concept compreso, c’era solo da registrare e aggiungere gli assoli.

Come ha avuto origine la collaborazione con Caggiano, che alla fine si è addirittura unito alla band?
Abbiamo incontrato Rob due anni fa durante un tour coi suoi The Damned Things. Suonavamo qualcosa insieme sul palco praticamene ogni sera. Una volta ci ha detto che gli sarebbe piaciuto se fossimo rimasti in contatto, perché magari sarebbe potuto venire fuori qualcosa di interessante. Inizialmente doveva solo produrre il disco, poi abbiamo capito che avevamo bisogno di più armonie e assoli e lui era lì. Infine abbiamo pensato di mettere più chitarra e, fortunatamente per noi, c’era un altro tizio che doveva unirsi alla band, ma la cosa era saltata. Si è così presentata l’opportunità di chiedere a Rob di unirsi alla band e lui ha detto ok.

Caggiano verrà con voi anche nel tour europeo?
Naturalmente. Tra non molto torneremo negli Stati Uniti per un tour da quelle parti, mentre in estate faremo molte date in Europa. Il tour vero e proprio per supportare l’album verrà organizzato meglio in prossimità della pubblicazione. In effetti è passato del tempo dall’ultima volta.

Vorresti spiegare meglio la separazione tra la band e l’ex chitarrista, Thomas Bredahl?
Non c’è un granché da dire. A volte le cose funzionano e altre volte no, è come in un matrimonio. Non penso che Thomas fosse più contento, era diventato padre un anno prima e aveva molte preoccupazioni. Separarsi è stata la soluzione migliore per tutti.

Produrrete anche il video per un singolo?
Abbiamo già girato un video per la canzone “Cape Of Our Hero”, in questi giorni stanno finendo con l’editing.

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