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VonDatty: Ninnenanne brano per brano

Si chiude la “Trilogia della notte” con quest’ultimo capitolo dal titolo “Ninnenanne”, che per essere scrupolosi è il secondo full lenght del barone VonDatty. Giovane cantautore laziale che cela dietro questa enigmatica essenza di intimità ed introspezione tutta la sua musica, eterea, volubile, fragile nelle melodie e avara di banalità. La canzone d’autore che si nasconde in questo disco è altamente ispiratrice, stimola ascolti e scuote la coscienza di un gusto che fortunatamente, e VonDatty ne è una reale testimonianza, va oltre gli stereotipi dissonanti del finto indie di questo periodo. Ricerca, sperimentazione…e tanta verità poetica.

VonDatty, “Ninnenanne” brano per brano

Prima ninnananna sulla terra

Sono piuttosto ossessionato dall’idea che un disco debba avere un intro ed un outro in grado di poter permettere all’ascoltatore di entrare nel “viaggio” ed uscirne. Stavolta avevamo bisogno di un suono decisamente psichedelico, perché già dal provino era stato il brano stesso a suggerircelo. È il primo dei due brani in cui ha collaborato Gabriele Proietti (Le Mura), durante le riprese lo abbiamo lasciato libero di sperimentare con i suoni e i rumori, seguendo delle linee guida date dal provino, nella fase di postproduzione, poi, Fabio Martini (produttore artistico, con me, del disco) ha selezionato le idee migliori e ne ha tirato fuori l’atmosfera cupa del brano. È anche l’unico brano in cui ho suonato l’ukulele e il testo è semplicemente il racconto di una notte, c’è un donna che si sta addormentando, ignara del fatto che un uomo non riesce a dormire, perché sta pensando a lei.

Grigio perla

Un brano importantissimo, il brano che segnato “la svolta” nel lavoro di pre-produzione dell’intero lavoro, dalla “nascita” di questo brano, la stesura degli altri brani è stata decisamente più veloce. L’arrangiamento è uno dei miei preferiti, con i riff di contrabbasso che suonano sotto un andamento quasi latin. Credo che questo sia il mio lavoro con il maggior groove, figlio sicuramente di molti dei nostri ascolti degli ultimi anni. Sono molto legato anche alle parole, scritte completamente di getto, una sorta di “manifesto” del mio pensiero riguardo la musica e anche un racconto abbastanza duro di un periodo della mia vita, prima della scrittura di questo disco.

Profumo

Con Sarah Moon siamo molto amici, ci stimiamo, lei oltre ad essere una cantante bravissima è anche una delle persone più “curiose” a livello musicale che io conosca, mi ha detto che questa è stata la prima volta che registrava una canzone in italiano ed io posso tranquillamente dirmi onorato che l’abbia fatto cantando delle parole scritte da me. Una ballad sull’attrazione, più che sull’amore, l’andamento avvolgente. Personalmente mi piace tantissimo il lavoro della sezione ritmica e la coda del brano.

Dalla Carne

Il primo brano su cui abbiamo iniziato a lavorare, aveva un arrangiamento completamente diverso, basato sulla chitarra acustica. Non immaginavamo ancora come potesse venir fuori, quando Fabio ha portato questo nuovo arrangiamento al pianoforte che a me ha subito ricordato il Nick Cave di “The Boatman’s call”, lavorare all’arrangiamento in band è stato semplice e abbastanza spontaneo, il solo in reverse di Andrea Cauduro (tra i miei collaboratori da sempre) gli da una veste decisamente più moderna e l’assenza del basso la rende “sospesa” e quindi più affascinante. È semplicemente l’elenco dei motivi per i quali continuo a scrivere canzoni.

Non credere ai fiori

Il mio rapporto con questo brano è stato per lungo tempo un rapporto di amore ed odio. Negli ultimi anni ho ascoltato tantissima musica americana, sono tutt’ora ossessionato da Dylan, Johnny Cash e tanta altra musica country, stavo pensando ad alcune cose di “Blonde on Blonde” mentre suonavo la chitarra e mi è venuta fuori questa canzone di disincanto. Fabio aggiunse il bellissimo riff d’organo, e mi aiutò ad aggiustare la melodia vocale per renderla più efficace, Giovanni Abei una linea di basso irresistibile e Andrea una chitarra vagamente southern, il singolo era pronto, ma la paura che uno dei brani più “cattivi” che io abbia mai scritto potesse risultare “ruffiano” o “allegro” mi continuava ad infastidire, c’ho messo del tempo, ma ora sono felice di aver fatto emergere un’altra parte di me in questo album.

Wonderland

Molte persone vivono la propria vita nel continuo confronto con le vite degli altri, magari fanno di tutto per essere come un’altra persona, o fanno di tutto per non esserlo, ma ad un certo punto credono anche di poter portare nel loro mondo anche coloro che hanno intorno. Il titolo e lo spunto sono figli della mia passione per Lewis Carroll, da tempo volevo scrivere una canzone con questo titolo e qualche riferimento alle sue opere, anche se qui si parla d’altro. È indubbiamente il brano più chitarristico del disco, una sorta di blues molto acido, abbiamo lasciato il massimo della libertà ai chitarristi, Fabio ha costruito una struttura solida con il contrabbasso. Ovviamente è il brano preferito del Maestro Cauduro.

La parte mancante

L’ultima canzone che ho scritto per questo disco. Avevamo subito capito l’enorme potenziale del brano, ma non riuscivamo a dargli una forma, con Fabio non eravamo mai convinti l’uno delle idee dell’altro. L’arrangiamento definitivo è nato in sala prove con Lorenzo Valerio alla batteria, il groove sul charleston e il pianoforte gli hanno dato una sfumatura vagamente trip-hop, è il brano che suona decisamente più moderno tra tutti, il recitato delle strofe è un chiarissimo omaggio a Serge Gainsbourg. Al momento credo sia il brano che tra tutti amo di più.

Ad ogni piccola morte

Quando “Ninnenanne” non era che un’idea, Fabio Martini mi sfidò a scrivere una canzone che ripetesse per tutta la durata del brano la stessa frase, sul modello di “Privè” dei Massimo Volume. Come sempre ho accettato la sfida, facendo a modo mio, quindi ho preso la chitarra e invece che una frase ho scritto una strofa, su quattro accordi molto semplici. Il pudore mi aveva sempre impedito di toccare l’argomento “sesso” nelle canzoni, qui, nel primo brano in assoluto che ho scritto dopo molto tempo senza scrivere nulla, l’ho voluto tirar fuori in maniera abbastanza velata e leggermente sentimentale, facendo riferimento alla “petìt mort”, ovvero un modo dire francese che indica l’orgasmo. Mentre la registravo ho trovato una grandissima forza nell’urlare “io sono fragile”, credo che al giorno d’oggi una dichiarazione del genere in una canzone, se fatta con sincerità, sia prova di grande coraggio. Suona una band d’eccezione con me qui, Vieri Baiocchi alla batteria, Andrea Carboni al basso e Giorgio Baldi alla chitarra elettrica. A testimonianza del fatto che volevo che ad un disco simile collaborassero solo amici veri, con i quali ci vogliamo bene e che fossero entusiasti di partecipare. Si avverte che non sono i miei soliti musicisti a suonare nel brano, ma mi piace tantissimo il fatto che possa spiazzare l’ascoltatore.

Il peso delle labbra

“La verità non è degli ultimi” è una frase di Fabio Martini, ci piaceva, poteva suonare come il contrario de “gli ultimi saranno i primi”, una sorta di provocazione che non ti aspetti in una canzone che parla dell’importanza della verità nelle relazioni. Anche qui ha suonato la chitarra elettrica Gabriele, è un brano molto breve, solo chitarre e voce che si colloca tra i due brani forze più rock, volevo che l’ascoltatore tirasse un attimo un sospiro di sollievo.

La pietà

Credo che non esista condizione più umiliante dell’essere oggetto di pietà da parte degli altri, mentre stai vivendo una situazione non molto facile. È un brano molto potente, fin da subito avevamo pensato alla voce di Daniele Coccia (Il Muro del Canto) e ad un coro “piratesco”, così abbiamo deciso di radunare un po’ di amici in grado di garantirci un risultato degno, ricordo con particolare gioia il quantitativo di birre che giravano per lo studio quel giorno. Con Daniele era da tempo che volevamo collaborare, è una voce che accompagna i miei ascolti dai tempi dei Surgery, ho scritto i versi cantati da lui, pensandoli sulla sua voce e mentre registrava mi sono abbastanza emozionato mentre mi accorgevo che stava venendo fuori esattamente come mi aspettavo. Credo di non aver mai urlato così tanto in un brano, come nel finale di questo.

Prima ninnananna sottoterra

Il provino prevedeva una chitarra acustica, il pianoforte era bellissimo e abbiamo lasciato quello. Abbiamo tolto l’acustica e ho provato a cantare solo sul pianoforte che Fabio aveva quasi improvvisato sugli accordi di chitarra. Un salto nel vuoto che ha portato ad una delle cose più toccanti che io abbia mai fatto musicalmente. La chiusura ideale per questo album, la risposta al brano iniziale. La fine di un viaggio.

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