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Vverevvolf Grehv: Zombie Aesthetics

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Vverevvolf Grehv: follia o genialità?

Follia. Completa follia.
Un mix incredibile (nel senso che è difficile crederci) di IDM e metal estremo, elettronica minimale e brutalità condensata, synth a 8 bit e chitarre sferraglianti.
Come questa miscela sia effettivamente riuscita è difficile dirlo, visto che la proposta di questo Vverevvolf Grehv è qualcosa che nemmeno gente come Aborym, Dodheimsgard o Anaal Nathrakh è riuscita a immaginare, neanche durante i peggiori deliri lisergici.
Il progetto nasce dalla mente (geniale? contorta?) di Dapose, chitarrista dei The Faint (band americana che fece uscire nel 2001 l’ottimo “Danse Macabre”), con il nome di “Precious Metal”; in seguito ad una controversia con una band omonima, viene cambiato il nome a Vverevvolf Grehv e Dapose decide di voler scrivere un disco metal che non assomigli a nulla di ciò che esiste nel panorama musicale odierno. E bisogna dire che l’intento prefissato è stato raggiunto in pieno: a livello compositivo si sente l’influenza e il trademark dei The Faint, ma qui è tutto più distorto, più crudele e più veloce.
Data la complessità d’ascolto del disco ci limitiamo a segnalarvelo senza sbilanciarci su un giudizio, ma per chi riuscirà a superare il primo impatto si troverà davati un prodotto diverso da quasi tutto ciò che è presente sul mercato discografico odierno.

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